Il pasticcio delle schede sparite

Questa storia sembra una cronaca del Venezuela di Maduro e non già di una democratica provincia italiana. Dentro c’è di tutto: sospetti, allagamenti, schede, e soprattutto l’elezione di un deputato molto contestata. Ma partiamo dal principio. Siamo nel 2018, elezioni politiche. Nel collegio uninominale di Guidonia si presentano undici pretendenti. La battaglia si capisce che è a due: Barbara Saltamartini della coalizione del centrodestra e il grillino Sebastiano Cubeddu. Il risultato finale vede il centrodestra prendere il 36,96 per cento e i grillini il 36,97: in sostanza ballano 119 voti che decretano la vittoria di Cubeddu. Pochi, troppo pochi per rendere serena la sconfitta della Saltamartini, anche per le circa cinquemila schede nulle e bianche che si erano verificate. Si tratta inoltre della vittoria più marginale di tutto il Lazio. Il centrodestra ricorre dunque alla giunta per le elezioni della Camera, un organo di controllo e garanzia, come pomposamente si definisce. La Giunta, lento pede, decide una procedura, un metodo: si contino e si verifichino le schede nulle e bianche, assumendo che quelle assegnate siano state regolarmente computate. E così un comitato di controllo si mette a spulciare queste cinquemila schede. Sorpresa delle sorprese, dopo le verifiche bipartisan, si ribalta il risultato: gran parte di quelle nulle e bianche nascondeva voti per il centro destra. La Saltamartini, con i nuovi calcoli, non solo ha recuperato i 119 voti, ma ha superato il grillino di circa 150 voti.

La giunta non ci sta. E cambiando l’iniziale intendimento e accordo, stabilisce un nuovo passo: si ricontino anche le schede attribuite regolarmente, procedendo con un campione sul dieci per cento del totale. Chiunque frequenti un seggio elettorale sa che gli errori, anche in buona fede diciamo così, avvengono sulle schede contestate e poi gettate nel grande cestino delle nulle o addirittura bianche. Ma così sia. Non c’era un buon motivo per ricorrenti di non accettare questa proposta.

Le schede sono depositate al Tribunale di Tivoli. E ora sembra proprio di stare in quel film di Lucchetti, il Portaborse. La giunta si attiva per recuperare i sacchi e procedere all’esame del campione. Sarebbero ovviamente passati ancora mesi, con un parlamentare potenzialmente abusivo, a stare alle risultanze fino a quel punto emerse. E con la volontà dei cittadini contraddetta. Ecco il colpo di scena: le schede non ci sono più. Sono scomparse, o meglio sono state incenerite. Tutte. Non alcune, ma proprio tutte. Ma come è stato mai possibile? Colpa di un’alluvione che ha colpito evidentemente la sede del tribunale o il magazzino in cui venivano riposte e che ha fatto prima marcire e poi avviarle verso la distruzione. Niente da fare.

Un paio di giorni fa la giunta si rivede per decidere cosa fare. Ricapitoliamo. I parlamentari hanno verificato che la Saltamartini, con il riconto delle schede bianche e nulle, è avanti rispetto al grillino. Eppure, grazie alla provvidenziale alluvione, la giunta decide a maggioranza di non far decadere il grillino e impedisce il subentro della Saltamartini (che è già deputata eletta al proporzionale e dunque avrebbe semplicemente fatto rientrare il primo dei non eletti di centrodestra). I due membri renziani si astengono. Pd con Leu e M5s compatti decidono che il deputato del collegio è Cubeddu, fregandosene altamente del voto popolare. Sia chiaro nei mesi scorsi la giunta del Senato fece decadere un senatore proprio per errori dei conteggi e in quell’aula la situazione per la maggioranza è più delicata. Dunque si può fare. C’è da chiedersi cosa ne pensi il grillino Fico, presidente della Camera, cosa ne pensino quei favolosi deputati che parlano di trasparenza ed etica. Aveva forse ragione il protagonista del Portaborse, Botero: «Le anime belle, le figurine del presepe, le persone oneste… Ne ho conosciute tante, erano tutte come te. Facevano le tue domande… E con voi, il mondo diventa più fantasioso, più colorato… Ma non cambia mai!».



Fonte originale: Leggi ora la fonte