Il ricatto di Conte sui migranti per prorogare lo stato di emergenza

È la politica, per carità. Però forse è passato un po’ sottotraccia il modo in cui il premier Giuseppe Conte ha usato il caos immigrazione per sostenere, e giustificare, l’allungamento dello stato di emergenza fino a metà ottobre. Un mezzo “ricatto” che vale la pena sviscerare.

Quando due giorni fa è andato alla Camera per l’informativa, Giuseppi ha elencato i motivi per cui – a suo dire – occorre prorogare l’emergenza. Dall’esigenza di garantire l’operatività al commissario Domenico Arcuri fino alle task force regionali, passando per il pagamento dilazionato delle pensioni e l’efficacia dei famosi dpcm. Di carne al fuoco ce n’era parecchia. Per pizzicare l’opposizione, però, a Montecitorio il premier ha pure rivolto lo sguardo verso i banchi della destra lanciando un dardo infuocato pescato dal taschino con pochette: “Tra le misure che perderebbero efficacia – ha detto – vi è anche quella che consente di noleggiare navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti”. Il tono di Conte su questo passaggio aveva lo stesso pathos di una pubblicità recitata da Stefano Accorsi: “Non sfugge a nessuno quanto sia attuale il ricorso all’ordinato svolgimento della quarantena a tutela della sanità pubblica”.

Ora chiudete gli occhi e immaginatevi cosa sarebbe successo se un altro politico, magari di schieramento opposto, avesse sfruttato i profughi per ragioni politiche. Sarebbe scoppiato il pandemonio. Adesso riapriteli: bentornati alla realtà.

È evidente che il ministero dell’Interno sia in affanno. A Lampedusa l’hotspot esplode, arrivano stranieri ogni giorno e vanno controllati, identificati, tenuti sotto controllo. Altrimenti il rischio è di diffondere il contagio. Secondo il decreto della Protezione Civile di aprile (numero 1287), quelli che approdano con le Ong (o similari) dovrebbero finire sulle navi-quarantena per assicurare il periodo di sorveglianza sanitaria. Per qualche tempo c’è stata la Moby Zaza, che però ha ripreso il largo e ora il Viminale è alla ricerca di valide sostitute. Pare saranno disponibili a breve due barche. Basteranno? No. Perché il problema principale sono i migranti che approdano in modo autonomo, con barchini, motoscafi e barboncino al seguito. Per loro teoricamente il piano del governo era quello di spargerli per tutta Italia in aree da adibire ad alloggi (come poi ha fatto). Purtroppo succede sovente che gli stranieri scappino dalle strutture creando allarme sociale. Un problema enorme, soprattutto sanitario. Ma che con la proroga dello stato di emergenza e la necessità di trovare navi per la quarantena non c’entra un fico secco.

Una persona molto più autorevole di chi scrive, il costituzionalista Sabino Cassese, ha spiegato questo concetto in maniera illuminante e semplice. “Inoltre – ha scritto sul Corriere – [la proroga] è anche sproporzionata, perché per acquistare i banchi monoposto e le mascherine per le scuole – queste le motivazioni addotte per spiegare la proroga dell’emergenza – vi sono procedure urgenti, previste dalle norme esistenti”. Se sostituite i banchi e le mascherine con le navi quarantena (i bandi di gara si somigliano tutti), il risultato non cambia. Per chiedere ad un armatore di fornire un’imbarcazione per tenere a bordo i migranti (l’ultimo bando vale 4 milioni di euro fino, mica bazzecole) lo stato di emergenza è più comodo, ma non essenziale. Banalmente sarebbe bastato organizzarsi prima, quando era scontato che la bella stagione avrebbe portato ad un incremento degli sbarchi. Possibile che durante 6 mesi di stato d’eccezione a nessuno sia venuto in mente di prepararsi all’incremento degli approdi, portare al Sud i materiali per i tamponi, trovare strutture idonee (e protette) per la quarantena, magari evitando pericolose fughe di massa? Evidentemente, no. Forse erano tutti impegnati a controllare i bagnanti con i droni. E poi se ci pensiamo le scuole sono ormai chiuse da marzo e il bando per i banchi (in emergenza!) è stato preparato solo a luglio. Dunque, di che stupirsi?

Colpisce, però, la tranquillità con cui il premier Conte ha potuto far leva su un tema così sensibile – l’immigrazione – a scopo puramente politico, senza suscitare alcuna obiezione. Nessuno ha sollevato il ditino. Neppure chi accusava l’allora ministro Salvini di chiudere i porti a scopo elettorale.



Fonte originale: Leggi ora la fonte