“Il trasferimento d’ufficio? Non scade”. Scontro tra Guardasigilli e magistrato

C’è un magistrato indagato e sottoposto a una misura cautelare del Csm, il trasferimento d’ufficio. E c’è un ministro della Giustizia che non conosce la legge. Poiché è una procedura non amministrativa ma giurisdizionale, come ogni singolo studente di Giurisprudenza sa, il trasferimento d’ufficio ha una data di scadenza se non viene rinnovata. È già successo con alcuni boss mafiosi, scarcerati perché la sentenza non viene depositata in tempo o perché i termini della custodia cautelare (tecnicamente analoga come misura al trasferimento d’ufficio) scadono o perché impugnata. Ma non ditelo al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede né al suo capo di gabinetto Raffaele Piccirillo, secondo cui «non esiste una norma che regoli la questione del relativo termine di efficacia». La custodia cautelare a vita (ancora) non esiste, eppure via Arenula dice di sì.

Il pm è Eugenio Facciolla, procuratore di Castrovillari trasferito a Potenza con le funzioni di giudice civile dopo un’indagine che lo vede imputato di un processo a Salerno con l’accusa di corruzione perché avrebbe favorito una società che si occupa di intercettazioni. Il legale di Facciolla Ivano Iai aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione, a sezioni unite civili, lo scorso 11 dicembre 2019. «Entro sei mesi dalla data di proposizione del ricorso, vale a dire lo scorso 11 giugno», dice al Giornale Iai, non è arrivata nessuna pronuncia. «Il trasferimento vale come tutte le misure cautelari. Se impugno l’ordinanza applicativa davanti al Riesame e il tribunale non si pronuncia entro 10 giorni dalla trasmissione degli atti la misura decade. Si potrebbe riapplicare ma va nuovamente richiesta, sempreché vi siano eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate». Galeotto fu il Covid, naturalmente. Le sezioni unite dovevano trattare il processo Facciolla il 7 aprile ma la causa è stata rinviata per il Coronavirus. «La nuova data è stata fissata il 22 settembre 2020 ma a nostro avviso – dice ancora Iai – la misura è irreparabilmente estinta perché la Cassazione non si è pronunciata entro i sei mesi dal ricorso».

Il ministero, chiamato in causa, fa spallucce. Nella replica alle istanze di Facciolla di voler tornare a Castrovillari il capo di gabinetto di Via Arenula dice al legale che «non intravede qual è la norma violata. Siamo di fronte a una palese arbitrarietà della condotta del Guardasigilli», conclude l’avvocato del pm calabrese. La storia di Facciolla si intreccia a doppio filo con l’inchiesta giudiziaria di Perugia sull’ex capo dell’Anm Luca Palamara. Perché le indagini su Facciolla e altri magistrati calabresi, indagati dalla Procura di Salerno per reati diversissimi furono soffiate da Palazzo de’ Marescialli al Fatto con dovizia di particolari e rientrano nella faida tra i tribunali calabresi. Sullo sfondo c’è anche la guerra, tutta interna alla Procura di Catanzaro, tra Nicola Gratteri e Otello Lupacchini, recentemente trasferito dal Csm a Torino per aver definito «evanescenti» alcune indagini del coraggioso pm antimafia. Anche Lupacchini non si dà per vinto, e su queste vicenda la Procura di Perugia ha acceso i riflettori per capire fino in fondo se e come Palamara abbia avuto un ruolo decisivo nella vicenda.



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