Iva, Ance in guerra sul pagamento separato Federmeccanica choc: Produzione dimezzata

Altro che taglio dell’Iva destinato, per ora, a rimanere nel libro dei sogni. Per molte imprese che operano con la pubblica amministrazione come controparte proseguirà l’incubo dello split payment, ossia il pagamento separato dell’Iva dovuta dal fornitore o dal prestatore di servizi direttamente da parte della Pa al momento del saldo della fattura. La Commissione Ue, infatti, ha accolto la richiesta presentata dal governo italiano (l’Iva è imposta comunitaria; ndr) autorizzando la proroga di tre anni del regime in scadenza il 30 giugno prossimo.

La più infuriata delle categorie è l’Ance. «Qualcuno sta giocando col fuoco: mentre attendiamo ancora di capire come si vuole rilanciare il Paese si fa di tutto per impoverirlo», ha dichiarato il presidente dei costruttori edili, Gabriele Buia.

La misura, introdotta nel 2015, era propedeutica all’introduzione della fatturazione elettronica che consente all’Agenzia delle Entrate di conoscere «in diretta» i corrispettivi da versare e proprio mercoledì scorso il direttore Ernesto Maria Ruffini ha dichiarato che l’e-fattura ha prodotto «effetti positivi per 3,5 miliardi di euro». Dunque perché ancora lo split payment, si sono chiesti tanto il centrodestra quanto i Cinque stelle? «Le preoccupazioni manifestate da Ance sono comprensibili e mi trovano d’accordo: lo split payment è uno strumento che ha contribuito a ridurre l’evasione ma che oggi, grazie ad altri strumenti messi nel frattempo in campo, a mio parere non è più necessario», ha dichiarato il reggente Vito Crimi. Non si sa se l’auspicio si realizzerà perché il Pd è «affezionato» a questi meccanismi che, presumendo l’infedeltà del contribuente, ne limitano i diritti. «Secondo gli ultimi dati della Commissione Ue, l’Italia è fanalino di coda nel rimborso dei crediti Iva con una media di 63 settimane, 440 giorni, contro la media europea di 16 settimane, eppure il governo parla di soli 74 giorni: è una presa in giro!», ha concluso Buia. Insomma, lo Stato incassa subito e paga a babbo morto.

Le conseguenze del lockdown sul mondo delle aziende sono pesanti e il governo dovrebbe tenerne conto. In Italia sono già 44mila in meno le nuove imprese. Un dato destinato ad aumentare nel corso dell’anno, con lo scotto maggiore che verrà pagato soprattutto dalle regioni del Nord. È quanto ha rilevato Unioncamere, nel corso dell’assemblea annuale, occasione per lanciare un appello all’esecutivo. «Si tratta – ha spiegato il presidente Carlo Sangalli – di agire su digitalizzazione, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e dotazione finanziaria. Agire su questi punti è la vera priorità».

La crisi è già nei fatti. I volumi di produzione metalmeccanica realizzati nel mese di aprile «risultano più che dimezzati (-54,6%) rispetto a febbraio» con una punta del 74,9% nell’automotive. Oltre un terzo (34%) delle imprese metalmeccaniche ritiene di dover tagliare, nei prossimi sei mesi, i livelli occupazionali, aggiunge la 154sima indagine congiunturale di Federmeccanica. E i sindacati metalmeccanici (Fiom, Fim e Uilm) ieri sono scesi in piazza a Roma, promettendo battaglia contro qualsiasi ipotesi di licenziamento, fino allo sciopero. Il segretario generale in pectore della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha attaccato direttamente il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. «Se insiste nello spiegarci che è contro il contratto nazionale, che non è per il rinnovo dei contratti, gli risponderemo per le rime». Si prospetta l’autunno «più terribile della storia».



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