La confusione regna Cosa fare. … di Sergio Pizzolante

Come stiamo affrontando la più grande crisi di sempre, guerre escluse? Nella confusione.
La confusione farà più danni del Covid.
Senza una bussola, una direzione di marcia chiara, un orizzonte, obiettivi precisi, ci perderemo nella nebbia. Una classe dirigente all’altezza dovrebbe avere consapevolezza e visione.
Questa crisi non durerà settimane o mesi. Ma anni. E inciderà nei prossimi decenni. Perché non avremo presto cure efficaci e vaccino anti Covid? No, non solo. Perché ci ha sbattuto in faccia la precarietà delle nostre sicurezze e delle nostre abitudini. Nulla è più sicuro, per un tempo lungo.
Facciamo parte, noi che abbiamo fra i 50 e i 70 anni, di generazioni fortunate. Siamo nati e abbiamo vissuto nel più lungo e fortunato periodo di pace e progresso della storia. Dagli anni 50 agli anni 80. 40 anni. Nei 40 anni precedenti, due guerre mondiali e carestie, miseria, veleni ideologici, atrocità umane. Le generazioni che avevano vissuto tutto questo, che avevano vissuto la precarietà della vita e delle sicurezze, dei decenni precedenti, hanno costruito un mondo più sicuro per combattere un senso profondo di spavento e di incertezza dell’esistenza umana. Ancoraggi, porti, certezze. Leggi fondamentali capaci di regolare la convivenza umana ancorata ad una idea forte di pace e democrazia e libertà. La Costituzione. Partiti forti dentro i quali far crescere comunità consapevoli. Sindacati e associazioni imprenditoriali lontane da concetti corporativi. Non vocate al particolare. Parlamento forte. Come casa comune. Di tutti. Leaders che venivano scelti fra i migliori. I migliori partecipavano alla vita politica, perche’ quello era il luogo in cui ognuno era più di se stesso. Direbbe Gaber.
Nei 30 anni successivi agli anni 80 abbiamo distrutto tutto. Partiti, sindacati, associazioni, Parlamento, politica, memoria. Cultura del merito. Tutto. E i veleni e i demoni che avevamo sepolto nei bassifondi della vita umana sono riemersi. Odio, ricerca del particolare, rifiuto della competenza e della scienza, razzismo. Siamo di nuovo senza ancoraggi e porti e certezze. Crediamo al primo che passa sino a quando non passa un altro. Niente ha valore. Nemmeno la democrazia e la libertà. La confusione regna. In Europa? L’Europa è accerchiata, in difficoltà, ma nessuno è messo come noi. Perché nessuno ha distrutto, negli ultimi 30 anni, porti, ancoraggi, leggi fondamentali, memoria. Pensateci. In Europa c’è un caso Italia. Inoltre, noi siamo divisi. Senza un orizzonte. Ci sono coloro che pensano che possiamo fare a meno dell’Europa, perché nella confusione che regna, per loro non vi è alcun problema a sottometterci alla Cina o alla Russia o al trumpismo! E poi c’è chi pensa che l’Europa( la Germania, la Francia ed altri) devono farsi carico di noi. Rimanendo noi, noi stessi. Tutti di corsa a caccia di farfalle. Nelle pozzanghere.
Nella nebbia. Tutti contro tutti.
Spesa pubblica a pioggia. Da quota 100 al reddito di cittadinanza, mentre mancano 350 mila lavoratori nei campi. Manovre economiche che fanno crescere la burocrazia dello stato e delle banche e non le imprese e il lavoro. Vogliamo i soldi dall’Europa e poi per farli arrivare alle imprese e alle famiglie, attiviamo procedure impossibili perché diffidiamo delle imprese e delle famiglie. Abbiamo i soldi stanziati per far partire le opere pubbliche ma non siamo capaci di spenderli perché abbiamo armato la diffidenza verso le imprese di burocrazie e magistrature.
E abbiamo portato al potere partiti e leader che hanno fondato il loro successo, nel trentennio dal 92 in poi sulla negazione della memoria e della storia. E sul bombardamento continuo dei porti e delle certezze e delle sicurezze costruite prima.
Per chi vuol vedere, il Covid ha reso più chiaro tutto. Quel che siamo e quello che è necessario fare.
Unirci su un progetto e su una guida di governo autorevole. Prima di ogni cosa. Non è un capriccio. Ma una necessità impellente.
Poi smantellare procedure, burocrazie, poteri anti impresa e anti lavoro. Per sostenere fortemente imprese e lavoro. E, soprattutto, ricostruire la nostra capacità di guardare oltre la nebbia.
E di diffidare di quello che siamo diventati negli ultimi 30 anni. Per ritrovare fiducia.

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