La ghigliottina della sinistra: sì al processo contro Salvini

Matteo Salvini sulle orme di Silvio Berlusconi. Così come il fondatore e leader di Forza Italia, il segretario della Lega rischia di finire nella trappola della controversa Legge Severino.

Spieghiamo. Oggi era atteso il voto dell’aula del Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, finito nel mirino del tribunale dei ministri di Palermo per il caso della nave Open Arms: un anno fa, per decisione del Viminale sotto l’allora governo gialloverde, 164 migranti furono tenuti in stand-by a bordo della nave della Ong spagnola per diciannove giorni. Per questo, il capo politico del Carroccio rischia di essere condannato per sequestro di persona.

Il via libera al processo è arrivato poco fa da Palazzo Madama: l’aula del Senato si è espressa favorevolmente al procedimento giudiziario, con 149 voti (141 i contrari e un solo astenuto). Per l’esattezza, i voti a favore della relazione della giunta per le elezioni – che chiedeva di non procedere contro l’ex titolare del Viminale – sono stati 141 e non hanno dunque raggiunto la quota necessaria, ovvero la maggioranza assoluta pari a 160, perchè il parere della giunta, contrario all’autorizzazione, fosse confermato.

Ma non si è mosso solo il Tribunale del ministri di Palermo contro il leader leghista, bensì anche quello di Catania, questa volta per il caso della nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana; a tal proposito l’autorizzazione del Parlamento è arrivata un mese prima che l’Italia e il mondo si congelassero causa pandemia di coronavirus. L’udienza preliminare del processo è fissata inizio autunno, in data 3 ottobre.

Con questi due processi Salvini rischia molto: in ballo c’è il proprio futuro politico, che potrebbe subire una brusca frenata d’arresto in caso di condanna per sequestro di persona. Qualora Salvini venisse condannato, infatti, scatterebbe la tagliola della Legge Severino.

Le conseguenze? Il segretario della Lega rischia di decadere da senatore e di trovarsi impossibilitato a candidarsi alle prossime elezioni. Tutto questo nel caso in cui venisse condannato e la condanna stessa fosse superiore ai ventiquattro mesi. Il che non è impossibile, visto che il reato per sequestro di persona viene punito fino a un massimo di quindici anni.

Su questo la Legga Severino non ammette scappatoie. La legge 6 novembre 2012, n. 190, che prende il nome dal ministro della Giustizia del governo Monti, infatti, parla chiaro: un potenziale parlamentare è candidabile solamente se ha la fedina penale pulita; chi ricopre una carica e viene condannato è costretto alla decadenza.

Cosa che accadde appunto sette anni fa con il Cavaliere: nel 2013, a causa della condanna per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset, l’ex tre volte premier decadde dal proprio scranno a Palazzo Madama.

Salvo crisi di governo e ribaltoni – vista la poca solidità della maggioranza giallorossi, mai dire mai… – le prossime Politiche saranno solamente nel 2023. A quel tempo Salvini, causa ridottissima agibilità politica, potrebbe essere tagliato fuori dalla contesa. Per la gioia di tutti i giallorossi di questo mondo.



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