La nera profezia di Ricolfi: “Così la nostra civiltà è a rischio”

L’allarme arriva a uno dei sociologi italiani più noti e apprezzati. Luca Ricolfi guarda verso l’orizzonte e dopo quest’estate il Paese, già messo in ginocchio dalla pandemia di Covid-19 e dalla conseguente crisi economica, rischia di sprofondare in un buco nero.

“Se una seconda ondata dovesse abbattersi sulle nostre teste, quello cui assisteremmo non è una recessione drammatica, peggiore di quella del 1929, ma una catastrofe, l’inabissamento di un’intera civiltà”. Ecco la profezia non è grigia, ma proprio nera.

Il nemico invisibile non è sconfitto, anzi. Nelle ultime settimane, anche causa l’allentamento delle misure di contenimento, il coronavirus è tornato a fare paura. Il trend dei nuovi contagi è in crescita in numerose realtà italiane e ora l’incubo è quello di ricadere nel vortice. Ecco perché l’accademico della Fondazione Hume tiene alta la guardia.

E intervistato dall’Huffington Post, dice: “Siamo nel momento più buio della notte, non nel senso che le cose vadano malissimo, ma nel senso che massima è l’incertezza interpretativa sui pochissimi dati che ‘Lor Signori’ hanno la benevolenza di comunicare a noi umili sudditi di questa sfortunata Repubblica. Quello che è certo è che nella prima metà di giugno, ossia in coincidenza della liberalizzazione degli spostamenti fra comuni, è successo qualcosa di grave e di nuovo“.

Già, l’impennata di casi a partire soprattutto dall’ultima settimana di giugno: “Nelle ultime due settimane, ha cominciato a salire in modo sistematico e preoccupante. Nella scorsa intervista i calcoli della Fondazione Hume segnalavano 15-20 province critiche, ora ne segnalano quasi il doppio. E in queste province non vi sono solo le ‘solite’ province della Lombardia e del resto del Nord ma anche molte province del Centro Italia (fra cui Firenze e Roma) e del Mezzogiorno, ad esempio Avellino, Sassari, Chieti, Pescara, Salerno…”. Insomma, la situazione non è rosea secondo le analisi della Fondazione Hume.

Il nodo del lockdown preoccupa RIcolfi, che ha qualcosa da ridire su come è stato gestito a fine inverno: secondo il sociologo, è arrivato troppo tardi e di conseguenza la riapertura è arrivata troppo tardi, danneggiando in modo grave l’economia del Belpaese. “Sono piuttosto sicuro che aver ritardato di circa un mese il lockdown (il vero lockdown inizia solo il 22 marzo, ossia più di un mese dopo Codogno) non ha solo aumentato drasticamente il numero dei decessi, ma ha anche danneggiato l’economia (se si fosse chiuso subito, la chiusura sarebbe durata di meno)”.

Infine, Ricolfi chiude la chiaccierata con l’HP con una domanda al governo: “Sul domani sono assai meno sicuro, ma la domanda me la faccio: oltre a far ripartire l’economia, non dovremmo preoccuparci – proprio per il bene dell’economia – di evitare l’arrivo di una seconda ondata?”. Che sarebbe, appunto, una catastrofe.



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