“L’allarme era generalizzato”. ?Ecco tutta la verità sulla Diciotti

Mercoledì è atteso il voto del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno sul caso Diciotti.

L’Adnkronos oggi rivela il verbale (secretato) dell’interrogatorio del capo di gabinetto del ministero dell’Interno, Matteo Piantedosi, ascoltato dal Tribunale dei ministri di Catania durante l’inchiesta. I giudici sono convinti che sulla nave non vi fossero “persone pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale“. Ma per Piantedosi, invece, a bordo della Diciotti “non si poteva escludere la presenza di soggetti pericolosi“. Il prefetto, dunque, smentisce la ricostruzione dei magistrati che hanno richiesto l’autorizzazione a procedere per il ministro Salvini.

Per i magistrati etnei lo sbarco dei 177 immigrati non poteva “costituire un problema cogente di ‘ordine pubblico’” perché “in concomitanza con il ‘caso Diciotti’ si era assistito ad altri numerosi sbarchi dove i migranti soccorsi non avevano ricevuto lo stesso trattamento, nessuno dei soggetti ascoltati da questo Tribunale ha riferito di informazioni sulla possibile presenza tra i soggetti soccorsi di ‘persone pericolose’ per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale“. Non solo. Per i giudici, “la decisione del ministri non è stata adottata per problemi di ordine pubblico in senso stretto, bensì per la volontà meramente politica, ‘estranea’ alla procedura amministrativa prescritta dalla normativa per il rilascio del Pos, di affrontare il problema della gestione dei flussi migratori invocando, in base a un principio di solidarietà, la ripartizione dei migranti a livello europeo tra tutti gli stati membri“.

La tesi del Viminale è opposta e contraria: il rischio terrorismo c’era eccome. Dalle dichiarazioni di Piantedosi, riporta l’Adnkronos, emerge infatti un’altra verità: il capo di gabinetto ha affermato che “non c’è stata una specifica segnalazione di allarme sulle persone a bordo della Diciotti, ma la possibile presenza di soggetti pericolosi non si poteva escludere. Tanto che l’allarme di possibili infiltrazioni di radicalizzati sui barconi era suonata ufficialmente già a ferragosto, durante il comitato nazionale ordine e sicurezza, a San Luca“.

Il fatto è che, sebbene non vi fosse “un allarme specifico“, c’era comunque “un allarme generalizzato“: nei mesi precedenti, infatti, il ministero aveva ricevuto “segnalazioni generiche sull’allarme, da ultimo nel Comitato nazionale del 15 agosto“. Dunque nulla poteva essere escluso. “II modello di comportamento tiene conto anche di questo…- insiste Piantedosi – c’è il tema di proteggere le frontiere, la protezione delle frontiere anche dalla possibile verificazione di cortocircuiti di questo tipo“, cioè l’arrivo di soggetti pericolosi. Di esempi dell’arrivo “di possibili radicalizzati” ce ne sono diversi: “Anche casi che sono andati nelle cronache – ha spiegato Piantedosi ai magistrati – addirittura persone in precedenza espulse, soprattutto dalla Tunisia, espulsi per motivi di ordine pubblico, in quanto radicalizzati e poi rientrati attraverso gli sbarchi“. Il Giornale.it