L’appello di Berlusconi. “L’Europa cancellerà quella sentenza iniqua”

La macchina organizzativa in vista della manifestazione di sabato 4 luglio gira ormai a pieno regime. Il centrodestra è pronto a tornare in piazza del Popolo, questa volta in una modalità più tradizionale, quindi con un palco – «semplice e austero» dicono gli organizzatori – e i tre leader, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani con un microfono a parlare con la loro gente. «Insieme per l’Italia del Lavoro», sarà questo il titolo di una kermesse che rispetterà rigorose misure di sicurezza. Ci sarà la misurazione della febbre all’ingresso di piazza del Popolo, la distribuzione di mascherine a chi non le dovesse avere, il gel disinfettante, controlli rigidi per garantire il distanziamento.

Un protocollo di sicurezza che è stato concordato nelle ultime ore, dopo sopralluoghi e riunioni tra gli organizzatori. L’iniziativa capitolina – la seconda nella piazza simbolo della destra – prenderà il via alle ore 10, ci sarà lo streaming sui profili social. Niente pullman provenienti dal resto d’Italia. Le presenze dovranno toccare al massimo le 4.500 unità, con un unico ingresso da via del Corso e l’uscita da piazzale Flaminio. Giorgia Meloni invita tutti gli osservatori a un maggiore equilibrio: «Non si può fare polemica sul distanziamento solo quando a scendere in piazza è il centrodestra o i commercianti contro il governo». «Siamo contenti di questo momento di unità» dice Maurizio Gasparri, «ma anche di poter esprimere la solidarietà a Silvio Berlusconi promuovendo la raccolta firme per la sua nomina a senatore a vita» dice: «È un’occasione per mandare un abbraccio a un grande leader ingiustamente colpito ed estromesso dal Parlamento.

Forza Italia vuole naturalmente sfruttare l’occasione per portare ancora di più all’attenzione pubblica le anomalie emerse sul processo a Berlusconi e promuovere la sua nomina a senatore a vita. Licia Ronzulli, promotrice dell’iniziativa, invita a firmare per «rimarginare questa ferita». Antonio Tajani chiede a «tutti i cittadini che credono in una giustizia giusta ad aderire a questo appello. Non è una questione di parte. È una questione di libertà». Annagrazia Calabria invita a firmare «per restituire, in parte, quanto è stato ingiustamente tolto al nostro presidente», e Stefania Craxi si augura che «ci sia un gesto coraggioso da parte del Capo dello Stato».

Forza Italia si muove anche a livello europeo. Antonio Tajani, con una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiede che le istituzioni europee valutino «se in Italia la magistratura abbia adempiuto al proprio compito in maniera assolutamente imparziale. Molte volte le istituzioni europee si sono espresse per tutelare lo stato di diritto nei paesi membri. Nel 2013 Silvio Berlusconi, è stato condannato per frode fiscale. Una recente sentenza del tribunale civile di Milano ribalta quanto già deciso e smonta la vecchia accusa, dichiarando che non ci fu frode fiscale. Quella del 2013, quindi, è stata una sentenza politica che ha condannato il nostro partito e il nostro leader a una forte campagna denigratoria che ha causato una evidente distorsione nei nostri processi democratici. Infatti, questa condanna che oggi scopriamo infondata, ha successivamente costretto Berlusconi ad abbandonare il Senato e gli ha impedito per anni di candidarsi a cariche pubbliche».

In serata, poi, lo stesso Berlusconi, intervenendo a Tg2Post si sofferma sulla lettera inviata a Bruxelles. «L’Europa deve sapere che in Italia, uno dei paesi fondatori dell’Europa, avvengono così macroscopiche violazioni delle regole del diritto. Molti dei leader europei e mondiali sono miei amici personali. Lei può facilmente immaginare quale danno possa aver ricevuto da quella sentenza ingiusta. In verità nel mondo quasi nessuno fra i capi di governo ha preso sul serio la mia condanna. Chi mi conosce e quasi tutti mi conoscono sa che non è credibile. Ma la mia forzata assenza dalla vita pubblica, anche internazionale, è stata un danno per i milioni di italiani che mi hanno dato fiducia. L’Europa deve saperlo. Del resto è dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e sarà l’Europa a cancellare quella iniqua sentenza». Sul colloquio col giudice Franco ha ipotizzato: «Immagino abbia voluto in qualche modo liberarsi la coscienza da un peso». E sulla raccolta firme per la nomina a senatore a vita dice ai suoi: «Sono grato e onorato, ma non sta a me dare valutazioni nel merito. Non chiedo rivalse ma che sia fatta chiarezza non tanto nei miei confronti quanto verso gli elettori italiani».



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