Le trame per il Quirinale e il gelo dietro le quinte sul nome del “candidato”

Non sono mai state troppo tranquille le acque nelle quali ha navigato, e continua a farlo, il governo giallorosso, un esecutivo nato “contro natura”, dall’inciucio della scorsa estate pur di far fuori la Lega di Matteo Salvini. L’alleanza forzata, anzi forzatissima, tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle è stata più e più volte sul punto di implodere, mandando a carte quarantotto questa raffazzonata maggioranza. Oggi, quando mancano una manciata di settimane al traguardo dei dodici mesi di legislatura, il Contebis è appeso a un filo. Soprattutto per le beghe interne alla compagine pentastellata, agitatissima per la querelle tra Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista. I grillini, si sa, sono sempre più combattuti e divisi tra l’anima governista e quella “di piazza”.

A settembre, molto probabilmente il 20 e il 21, si terrà con un Election Day una tornata elettorale assai importante, visto che si voterà in migliaia di comuni, decine di capoluoghi di provincia e di regione e soprattutto in sei regioni: Veneto, Liguria, Marche, Campania, Puglia e Toscana. E si voterà anche sul referendum per il taglio di deputati e senatori.

Ecco, anche questa volta il Movimento 5 Stelle, così come Italia Viva di Matteo Renzi, si è sfilata, lasciando il Pd correre “da solo” contro il centrodestra, che punta a dare la spallata. Insomma, non si può certo pensare veramente che questa dell’avvocato Conte sia una maggioranza unita e coesa.

I dem e lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte avvertono questo senso di precarietà e all’interno del partito di Nicola Zingaretti c’è chi guarda all’importante impegno del 2022, quando il Parlamento voterà il nuovo presidente della Repubblica. Al vertice del piddì, come riportato dal Corriere della Sera, il sentiment è il seguente: “Il Movimento Cinque Stelle non presenterà mai un candidato al Quirinale con noi”. E pensare che la maggioranza al governo di questo Paese non porti un candidato comune non può certo che sorprendere. Sul mancato accordo Pd-M5s alle Regionali, sempre il Corsera parla del “dispiacere” dell’inquilino di Palazzo Chigi: in soldoni, fosse stato per lui, dem e cinque stelle sarebbe andati assieme al voto.

Nel 2022 il post Sergio Mattarella e nel 2023, come noto, le elezioni (sempre che non si vada prima alle urne). Ecco perché i pentastellati potrebbe iniziare, già a partire da questo settembre, a pensare al proprio futuro, che sembra scisso da quello del Pd.



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