Lettera nel cassetto di Conte: “Rischio danni da 23 miliardi”

Non 7 miliardi di euro come pensava il governo, che aveva inserito nel decreto mille proroghe una riduzione unilaterale dell’indennizzo dovuto ad Autostrade in caso di revoca. Il risarcimento rischia di essere invece di 23 miliardi, come previsto dalla convenzione. Il 13 marzo scorso la ministra Paola De Micheli aveva avvertito della questione il premier Conte in una lettera, pubblicata ieri dall’Huffinghton post. Nel testo la ministra riporta il parere del 23 febbraio rilasciato dall’Avvocatura dello Stato, che metteva in guardia dai rischi di un contenzioso con la società concessionaria: «nell’evidenziare come non si possa escludere che in sede giudiziaria nazionale o sovranazionale possa essere riconosciuto il diritto di Aspi all’integrale risarcimento, ha suggerito (l’avvocatura ndr) che ogni eventuale intervento di codesta Amministrazione dovrà, pertanto, tenere nella dovuta considerazione anche tale rischio». Di qui la ministra a Conte: «Credo sia opportuno sottoporre al Cdm la percorribilità della soluzione transattiva nei termini di cui sopra ovvero nei diversi termini che Tu e il Consiglio dei ministri riterrete individuare». E infine, emerge dal documento, non è detto che la revoca sia la scelta migliore per l’interesse pubblico: «L’adozione concreta di una simile misura presuppone una rigorosa ponderazione di codesta Amministrazione. Ciò, sotto il duplice profilo delle conseguenze economiche… e dell’esistenza stessa di un prevalente interesse pubblico alla cessazione del rapporto concessorio, anche alla luce delle effettive prospettive immediate di immediato esercizio da parte di diversi gestori della rete autostradale». Insomma potrebbe non esserci la possibilità di trovare nell’immediato un soggetto in grado di gestire la rete.

Il timore però è anche sugli investimenti e sulle ricadute occupazionali: «Aspi per le vie brevi, ha segnalato una ormai prossima crisi di liquidità che comporterebbe il venir meno degli investimenti già programmati sulla rete autostradale in concessione, alla quale si aggiungerebbe inevitabilmente una ricaduta sui livelli occupazionali della società stessa». Le preoccupazioni ora sono cadute a pioggia anche sugli investitori di Aspi e di Atlantia, la holding madre. Ieri però complice la incertezza del governo e l’ipotesi di commissariamenti che potrebbe far guadagnare tempo all’azienda, Atlantia in Borsa ha segnato un più 4,5%. Il presidente della Consob Paolo Savona in commissione banche avverte: «Se i titoli cadono sotto il 10% allora noi dobbiamo prendere delle decisioni. Il primo punto di valutazione è se esistono dei fattori oggettivi: nel caso di Autostrade esistono tali fattori». A poche ore dalla decisione del governo parla anche Giovanni Mion, presidente di Edizione, holding dei Benetton primo socio di Atlantia: «È nostro dovere difendere le due aziende, Aspi ed Atlantia, ed i loro dipendenti, finanziatori ed azionisti. Mi auguro che si possa trovare una soluzione equa nell’interesse di tutti: cittadini, lavoratori, risparmiatori ed investitori».

Su Edizione il deputato Michele Anzaldi presenta una interrogazione su quanto ricostruito dal Tempo, secondo cui la società immobiliare Edizione Property, di proprietà dei Benetton, avrebbe beneficiato di un affare per un immobile storico a Roma, durante il Conte 1, pochi mesi dopo la tragedia del Ponte Morandi.



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