L’immigrato si cucina un gatto. La sardina: “Lo capisco”

Il focolare con quattro pezzi di legno raccolti chissà dove. Il gatto carbonizzato sopra le braci. Un uomo straniero intento a controllarne la cottura a puntino. E almeno un paio di cittadini inorriditi dal barbecue fuori dagli schemi andato in onda a Camiglia Marittima, alle porte di Livorno. Oggi non si fa altro che discutere di quanto successo in Toscana, dove un uomo è stato pizzicato ad arrostire un micio in mezzo alla strada. Il video è stato condiviso da Susanna Ceccardi, che ambisce alla guida della regione rossa, e subito s’è scatenato il dibattito.

La Ceccardi parla di immagini “sconvolgenti”: “Ma come si può arrivare a tanta crudeltà? – dice – È questo il nuovo “stile di vita” che dovremmo seguire? È questo il sistema di “accoglienza” della Regione Toscana? Questa non è integrazione”. Il video fa il giro del web e anche Meryem Ghannam, coordinatrice della pagina Facebook delle sardine di Pontedera, già candidata col centrosinistra alle elezioni comunali, verga sul web la sua posizione in merito. Afferma di non condividere il gesto, ma di “capire” l’immigrato-chef. Colpa del Covid se s’è trovato a uccidere una bestiola di fronte alla stazione, se ha acceso un fuoco sul marciapiede (si può fare?) e poi ha cotto il micio sotto gli occhi inorriditi dei passanti. “Sono vegetariana da 16 anni e non condivido il gesto – premette Ghannam – però lo capisco. Non mi scandalizzerei più di tanto. Questa emergenza ha gravato sulle entrate di molte famiglie. Non mi meraviglio se una persona presa dalla fame e all’esasperazione cucinasse il primo animale che si trova davanti. Si chiama istinto di sopravvivenza. Se avesse avuto scelta, sicuramente sarebbe andato in un supermercato e avrebbe comprato del cibo salutare come ogni altra persona anziché rischiare di essere infetto da chissà quali malattie l’animale si porta addosso”.

I passanti, a dire il vero, hanno notato che l’immigrato aveva a disposizione le sigarette e che magari avrebbe potuto abbandonare il vizio per comprarsi un polletto dal macellaio invece di macellare un gattino. Ma tant’è. Per la sardina va “capito” e, pur da vegetariana, ne giustifica i motivi. Anche se per quanto la crisi colpisca duro, non è che può saltare ogni regola igienica. Ne va del bene di tutti: non è sano cucinare e mangiare in strada qualsiasi cosa ci capiti sotto mano (Wuhan e il coronavirus insegnano che l’igiene è importante).

Va detto inoltre che il grigliatore in questione è stato denunciato secondo l’articolo 544 bis del codice penale, che punisce chi uccide animali “per crudeltà o senza necessità”. Solo le indagini ci diranno se, come dice la sardina, l’immigrato non potesse fare altrimenti per sanare i morsi della fame. Sappiate infine che nei cassetti della Camera giace una proposta di legge M5S “in materia di divieto di macellazione e consumo delle carni di cane e di gatto”. Ad oggi, infatti, pare che i regi decreti vigenti non lo permettano ma neppure lo vietino espressamente. Chissà che l’episodio non produca un’accellerazione normativa.



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