L’Opa dei laicisti sul governo Conte-bis

Il governo giallorosso sta spostando il suo baricentro sempre più a sinistra. Il primo segnale si è avvertito nella grande titubanza del premier Giuseppe Conte nel riaprire subito le chiese, poi è partita l’offensiva grillina contro le scuole paritarie e, infine, il ddl Zan sull’omofobia ha scosso la Cei.

L’atteggiamento anti-cattolico del governo Conte

Se l’avversione alla politica dei ‘porti chiusi’ aveva avvicinato i bergogliani al premier Conte ora sembrano lontani i giorni in cui le alte sfere del Vaticano hanno caldeggiato la nascita di un Conte-bis in versione antisovranistra. “Se Conte si voleva accreditare come leader di un partito che doveva essere benedetto dal Vaticano, dopo la note della Cei sul ddl Zan e la vicenda scuole paritarie mi sembra che si sia giocato questo patrimonio”, spiega a ilGiornale.it Mario Adinolfi, promotore dei Family Day del 2016 e leader del Popolo della Famiglia. “Trovo paradossale che qualcuno rivendichi la fede in Padre Pio o le telefonate col Papa e, poi, quando c’è da scegliere, prende decisioni in direzione opposta”, aggiunge Adinolfi che fa notare come, già durante il lockdown, il governo abbia assunto posizioni anti-cattoliche. Ai fedeli non è stato concesso di assistere personalmente alle celebrazioni pasquali né di accompagnare i propri cari, vittime del coronavirus, in cimitero. Ma non solo. “Non scordiamoci che venne emanata anche una circolare che prevedeva che si potesse entrare in chiesa solo se l’edificio in questione si trovava sul percorso verso un’attività essenziale”, ricorda ancora Adinolfi.

La fase 2, inoltre, iniziò con l’irritazione della Cei per la mancata riapertura delle chiese. “I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”, scrisse in una nota uscita pochi istanti dopo la conferenza stampa del 26 aprile scorso con cui il premier Conte illustrava il dpcm sulla ‘fase 2’. A calmare le acque ci pensò Papa Bergoglio in persona che in pubblico disse ai cattolici di attenersi alle direttive del governo, ma in privato, secondo quanto rivelato da Massimo Franco sul Corriere della sera, ebbe una telefonata col premier Conte per trovare una soluzione. I fedeli ripresero, poi, a partecipare regolarmente alle messe dal 18 maggio.

I temi divisivi: le scuole paritarie e il ddl Zan

Da quel momento in poi è sembrato quasi come se il premier Conte, forte di un sondaggio che gli attribuisce il 14% dei consensi qualora fondasse un suo partito di ispirazione centrista, abbia dato quasi per scontato il supporto del mondo ecclesiale. Un supporto che era nato nel pieno dell’emergenza immigrazione in funzione anti-Salvini e che, ora, potrebbe venire meno davanti al rischio concreto che le scuole paritarie non vengano adeguatamente aiutate dal governo. “La scuola è il cuore pulsante dei cattolici impegnati. Mettere 3 istituti su 10 nella possibilità di chiudere è una ferita grave che può avere ripercussioni anche dal punto di vista elettorale già con l’election-day di settembre”, evidenzia Adinolfi.

Paola Binetti, senatrice eletta con Forza Italia, attribuisce la svolta laicista del governo al M5S che “vuole esprimere la sua egemonia contrastando le scuole paritarie, tema che sa essere molto caro al mondo cattolico”. Tutto questo mentre la componente cattolica del Pd sembra essere sparita. “L’unica vera componente Pd che si opponeva a questo laicismo erano i teodem, alla quale appartenevo anche io. Dopo che si è disciolta questa corrente non si è mai più visto dentro il Pd qualcuno assumere delle posizioni chiare che fossero coerenti col mondo cattolico”, sentenzia la senatrice Binetti riferendosi non solo al problema delle scuole paritarie, ma anche al dl Zan sull’omofobia su cui la Cei si è espressa chiaramente. “Non serve una nuova legge” perché “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”, si legge in una nota dei vescovi della Conferenza episcopale.

Sul tema, però, sembrano esserci pochi margini di manovra, come ci spiega la deputata piddina Giuditta Pini: “Sulla legge sull’omofobia vi è abbastanza unanimità anche perché si tratta di un testo che era uscito dalla mediazione col NCD nella scorsa legislatura e che viene portato da tutto il Pd”. Il suo collega di partito, il costituzionalista cattolico Stefano Ceccanti, intervistato dal quotidiano Avvenire, si è detto favorevole al provvedimento, ma è stato ferocemente attaccato dagli Lgbt per aver precisato che bisogna evitare di “colpire il libero convincimento di altri”. Ceccanti, che pure ha annunciato il voto favorevole al dl Zan, ha chiarito: “L’ordinamento privilegia le minoranze nella realtà concreta discriminate e oggetto d’odio, ma deve farlo senza eccessi di legittima difesa. Le parole perseguibili possono essere solo quelle che creano un pericolo chiaro e presente di trasformarsi in pietre”. Apriti cielo! Per le lobby Lgbt il dl sull’omofobia pare essere intoccabile, sebbene porti con sé notevoli problemi anche dal punto di vista legislativo. “La verità è che Conte pensa che il sostegno della componente laico-laicista sia più necessaria per governare e così il Pd e il M5S ingoiano tutto l’uno dell’altro: chi la Tav e il Mes, chi i temi etici. E questo – conclude la Binetti – solo per poter arrivare insieme a votare il nuovo inquilino del Quirinale”.



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