L’Ue bacchetta i 5 Stelle: stop ai fondi dal Venezuela

Contro la dittatura di Nicolás Maduro in Venezuela il Parlamento europeo approva una durissima risoluzione. E accusa: «I finanziamenti illeciti e l’ingerenza straniera del regime nelle elezioni rappresentano una grave minaccia per le democrazie europee». Il riferimento, anche se non esplicito, è al partito spagnolo Podemos e al M5S, finito a giugno nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione sul giornale conservatore iberico «Abc» di un documento su una valigia diplomatica che sarebbe arrivata nel 2010 da Caracas, con 3,5 milioni di euro per finanziare in nero il M5S. Fatto poi smentito dagli interessati sia venezuelani che italiani, ma che ha lasciato delle ombre.

Sulla risoluzione presentata da popolari, socialisti e liberali ieri sono confluiti i voti dei gruppi europei di Lega e FdI, ma i risultati completi saranno comunicati solo oggi.

Dopo aver votato telematicamente nel plenum di Bruxelles, con i colleghi del Ppe, l’europarlamentare Silvio Berlusconi ricorda che questa è «una buona occasione di riscatto anche per l’Italia che, a causa e per scelta dei 5Stelle, è stato l’unico tra i grandi Paesi europei a non aver preso posizione per la democrazia in Venezuela». Per il leader di Forza Italia il nostro governo fece «un errore gravissimo», impedendo all’Europa di parlare «con una voce sola» e di sostenere le legittime richieste delle forze democratiche riconoscendo il presidente ad interim espresso dal Parlamento venezuelano, Juan Guaidó. «Quanto accade in Venezuela – dice – è di una gravità straordinaria. Il regime dittatoriale di Maduro calpesta i diritti umani ed è un sistema nel quale i diritti e le libertà appartengono allo Stato, che può revocarle. In Venezuela, come in altri Paesi, il comunismo dimostra di essere un dramma del presente e non solo del passato». Con il voto di ieri finalmente arriva il riconoscimento di Guaidò e, spiega il Cavaliere, «si chiede una risposta della comunità internazionale per ripristinare la democrazia e per restituire ai cittadini venezuelani la libertà».

Il vicepresidente azzurro Antonio Tajani, che anche da numero uno dell’ Europarlamento si è molto impegnato in questa battaglia, commenta: «Ancora una volta il parlamento europeo denuncia il governo Maduro, una dittatura che ha collegamenti con partiti stranieri, dal M5S a Podemos, anche se non vengono citati e il cui cordone ombelicale con la Cina e con Cuba va tagliato». I rapporti tra Paese sudamericano e istituzioni europee sono tesissimi dopo la minaccia di Maduro di espellere l’ambasciatrice dell’Ue da Caracas, come forma di rappresaglia per le sanzioni irrogate a 11 funzionari venezuelani macchiatisi di gravi violazioni dei diritti umani, decisione poi revocata. Ora Bruxelles mette sotto gli occhi del mondo la gravissima crisi politica, economica, istituzionale, sociale e umanitaria del Venezuela peggiorata dall’epidemia di Covid-19, la mancanza di medicinali e di alimenti, le massicce violazioni dei diritti umani, l’iperinflazione, l’oppressione politica, la corruzione e la violenza, che stanno causando il più grande spostamento di popolazione cui si è mai assistito nella regione: 5 milioni in fuga che diventeranno oltre 6 e mezzo entro la fine dell’anno e 650 mila richiedenti asilo. L’Ue chiede la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici e l’invio di una missione conoscitiva nel paese per valutare la situazione. Ricordiamo che l’assistenza di Bruxelles per affrontare la crisi nella regione ammonta ad oltre 319 milioni di euro, di cui 156 per l’assistenza umanitaria, 136 per lo sviluppo e 27 per la stabilità e la pace. Anche per questo ha tutto il diritto di intervenire sul caso Venezuela.



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