L’ultima “profezia” di Prodi: “Sovranismo? In fase discendente”

Una volta lo davano per impossibile – come nelle elezioni americane del 2016 – , oggi iniziano a darlo per morto o quasi. Il soggetto è il sovranismo, che continua ad occupare i pensieri degli esponenti politici di centrosinistra (e di sinistra).

L’ultimo a pronunciarsi in materia è stato l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il fondatore della coalizione dell’Ulivo ha detto la sua a la Repubblica delle Idee, come ripercorso dall’Agi. Una kermesse che si svolge a Bologna. E Prodi, come tanti altri, ritiene che il sovranismo stia vivendo una fase “discendente”.

Il professore si era già pronunciato dopo le passate elezioni europee, quando aveva esultato per lo “stop” inflitto ai sovranisti del Vecchio continente. La diagnosi politologica prodiana è la seguente: “Il sovranismo non è finito ma la sua parabola è discendente”. La fase ascendente, insomma, sarebbe terminata. E quella nel ridimensionamento sarebbe iniziata. Brutte notizie in arrivo per i populisti, quindi, stando all’opinione dell’uomo che viene spesso dato in lizza per il Quirinale.

Ma la disamina prodiana è arrivata a toccare anche lo stato di salute della classe dirigente italiana, persino di quella espressa dall’esecutivo attualmente in carica: “Il problema – ha detto a stretto giro Romano Prodi – è la selezione della classe dirigente politica. Anche i 5 Stelle hanno problemi perchè hanno parlamentari con 41 voti di preferenza. Magari sono anche meglio degli altri ma non hanno l’esperienza che si forma con il mestiere e lo studio”. Il web, insomma, lascerebbe a desiderare in termini di “selezione”. Ma il Pd?

Romano Prodi ha preso posizione anche sul partito considerato più vicino, per tradizione ed istanze, al suo percorso politico: il Partito Democratico per Prodi “fa fatica. Non fa congressi, ma non per colpa del singolo dirigente, ma perché si è venuta a rompere la struttura locale che te li fa fare: la rete. E questo è quello che mi preoccupa. Questa – spiega – è la chiave della delega verso l’alto, che non è meglio del populismo”. La politica, in generale, avrebbe subito un’involuzione. E persino il Partito Democratico potrebbe migliorare più di qualcosa in democrazia interna.

Romano Prodi, che nel corso della serata odierna ha toccato diversi argomenti d’attualità, si è soffermato pure sulla legge elettorale:“Non possiamo andare avanti in questo modo con una legge elettorale che garantisce l’instabilità”, ha affermato. Poi la specificazione: “Noi abbiamo assolutamente bisogno di una legge elettorale che favorisca un raggruppamento. Non si può andare avanti con una frammentazione politica così come noi l’abbiamo”.

Di legge elettorale, con buone probabilità, si discuterà nel corso dei prossimi mesi. Così come del sovranismo, che guarda a novembre, ossia alle elezioni americane, ma anche a possibili ed improvvise turnate che potrebbero rendersi necessarie, per eventuali crisi di governo, in Europa. Prodi, dal suo punto di vista, è certo che il peggio sia passato.



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