L’urlo di Toninelli ci dice chi sono

E alla fine revoca non fu. La famiglia Benetton cederà nel tempo quote e poteri a una nuova società controllata dallo Stato, e che Dio ce la mandi buona. Dall’Ilva all’Alitalia, purtroppo sappiamo cosa succede e che prezzo dobbiamo pagare quando la mano pubblica pretende di fare l’imprenditore.

Alla fine, dicevamo, Conte ha deciso di evitare lo scontro frontale e disarcionare su due piedi i Benetton dalla gestione di tremila e passa chilometri di autostrade. Glielo chiedevano i grillini, che tanto chiedere è gratis, incuranti del dopo, in termini sia di sperpero di risorse pubbliche sia di occupazione.

L’hanno capito tutti che è finita così, tutti meno il tontolone Danilo Toninelli, il ministro per caso che innescò tutto questo casino. Per evitare guai più grossi l’hanno cacciato dal governo, nel cambio di maggioranza dell’autunno scorso, per manifesta incapacità, ma ormai la frittata era fatta. C’è voluto un anno per ricomporre in qualche modo i cocci, ma lui essendo tontolone ieri esultava come neppure un ultrà al gol decisivo nella finale di Champions: «Abbiamo vinto, pagano i Benetton», urlava come un matto sui suoi social.

Sarebbe un incidente da derubricare a fatto di ubriachezza molesta se Toninelli non incarnasse un’anima ancora ben presente nei Cinque Stelle e quindi nel governo. Cioè l’anima della politica dell’odio, della vendetta sociale, della frustrazione e dell’incapacità di risolvere i problemi pensando alle conseguenze dei propri atti. Per fortuna ieri all’alba Conte consigliato da persone un po’ più serie dell’ex ministro – ha preso atto che le conseguenze di una revoca immediata ai Benetton sarebbero state devastanti e pericolose sia per le casse dello Stato, sia per il sistema autostradale.

Su Autostrade la partita politica è chiusa, quella economica resta più che mai aperta. A conti fatti si scoprirà che – stante la situazione – a perderci di meno sono stati i Benetton, e che a pagare il conto saranno i cittadini. D’ora in avanti, infatti, a metterci i soldi (una montagna di soldi) sarà Cassa depositi e prestiti, la cassaforte pubblica che raccoglie il risparmio affidato alle Poste. Sarà un buon investimento? Chi vivrà vedrà, ma per come si sono messe le cose non sono ottimista.



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