Madre licenziata da Ikea, la difesa annuncia ricorso in Appello

Ieri, 3 aprile, il giudice del lavoro ha rigettato il ricorso presentato contro l’azienda svedese. Il legale della donna ha parlato di “elementi e circostanze di fatto che non sono state considerate”. La Cigil: “Sbalorditi dall’ordinanza”

Si annuncia come una lunga battaglia legale quella tra Ikea e l’ex dipendente di Corsico licenziata per le presunte assenze sul luogo di lavoro. Il 3 aprile il tribunale del lavoro di Milano ha giudicato non discriminatorio il licenziamento della donna costretta, secondo i suoi legali, a gestire una situazione familiare complicata per la disabilità totale di uno dei suoi due figli.

Il ricorso annunciato

All’indomano dell’ordinanza del giudice, l’avvocato difensore della donna, Maurizio Borali, ha annunciato il ricorso contro la decisione. “Stiamo già preparando l’opposizione a questo provvedimento – ha spiegato il legale – che non considera che la lavoratrice aveva una situazione di difficoltà: l’ordinanza tralascia alcuni aspetti oggettivi nel gestire una situazione familiare complicata”. Il rito processuale, ha chiarito Borali, “prevede che sia lo stesso giudice a valutare il ricorso. Speriamo di convincerlo”. Il legale si è poi detto consapevole che “nel 95% dei casi lo stesso giudice conferma”, ma confidente nel fatto che “in sede di Appello potremo far valere alcuni elementi e circostanze di fatto che non sono state considerate in questa fase”. Secondo Borali una “valutazione complessiva con questi elementi in più” sarebbe stata diversa, considerando anche – ha aggiunto l’avvocato – “la situazione di grave incertezza in cui si trovava la lavoratrice dovuta al comportamento non chiaro dell’azienda”. L’avvocato ha inoltre precisato che i testimoni sentiti hanno fornito solo una visione parziale: “Sono stati sentiti solo i responsabili della donna, e anche una collega sindacalista della cui testimonianza però non c’è traccia nell’ordinanza”.

Ikea: ordinanza restituisce verità dei fatti

“La decisione restituisce la verità dei fatti a una vicenda che in questi mesi è stata interpretata in maniera strumentale e di parte, diffondendo tra l’opinione pubblica un’immagine di Ikea che non corrisponde ai valori che esprime nel suo impegno quotidiano verso clienti, dipendenti e fornitori” è stata invece la reazione a caldo del difensore dell’azienda, Luca Failla, che ha sottolineato come il giudice abbia riconosciuto “la gravità dei comportamenti” tenuti dalla donna.

Cgil: “Sbalorditi, licenziamento illegittimo”

Di tutt’altro avviso la Filcams Cgil che, nel corso di una conferenza stampa indetta alla Camera del Lavoro di Milano per commentare la sentenza, ha usato parole dirette nei confronti dell’ordinanza. “Siamo sbalorditi, rispettiamo questa sentenza ma non la condividiamo e continuiamo a considerare questo licenziamento illegittimo. Andremo avanti nella nostra battaglia legale”, ha detto Marco Beretta, segretario generale della Filcams Cgil. Per Beretta i problemi della donna “non sono stati tenuti in considerazione e gli interessi di una multinazionale – ha aggiunto il sindacalista – sono stati anteposti a quelli di una lavoratrice che per 18 anni è stata dipendente Ikea”. La Filcams ha annunciato di proseguire nella battaglia legale e nel sostegno all’ex lavoratrice perché si tratta di “un problema più generale dei lavoratori della grande distribuzione organizzata”. Il sindacalista ha infine fatto sapere di aver sentito la donna che “non sta bene perché non si aspettava questa sentenza ma è determinata e convinta nel proseguire la sua battaglia e rivendicare il suo diritto al posto di lavoro”.

La decisione del giudice

Il 3 aprile il giudice del lavoro di Milano, Silvia Ravazzoni ha reputato non discriminatorio il licenziamento della dipendente. La donna era ricorsa ai sindacati e alla magistratura per denunciare di essere stata costretta a subire turni insostenibili per la sua condizione familiare: separata e madre di due figli, uno dei quali affetto da un’invalidità al 100%. Dopo una causa che ha visto raccogliere testimonianze per quattro udienze, Ravazzoni ha stabilito che il ricorso della ex dipendente va rigettato e questo perché la decisione più drastica era motivata da fatti “di gravità tali da ledere – riporta l’ordinanza – il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore e consentono l’adozione del provvedimento disciplinare espulsivo”. Secondo quanto evidenziato dal giudice, dalle carte della causa, “emerge che la società in occasione delle variazioni dei turni decise nel giugno 2017 ha cercato di venire incontro alle esigenze della lavoratrice, sia impostando la turnistica sulla base delle emergenze” della donna, “chiedendo agli altri coordinatori di rendersi flessibili al fine di poterle accogliere, sia accogliendo 15 indicazioni individuate (dalla donna, ndr) come assolutamente imprescindibili, su un totale di 17”.

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