Madrid, lo scandalo del software segreto. “Il governo ha spiato i leader catalani”

Il ritorno alla quasi normalità, post Covid-19, in quel che resta dell’estate, si apre con una storia di spionaggio che coinvolge Madrid, Barcellona, San Francisco e Gerusalemme. E Londra, sede del Guardian, il popolare tabloid britannico che assieme al giornalista Joaquín Gil de El País ha scoperto che nel telefonino di Roger Torrent, presidente del Parlamento della Catalogna, separatista convinto, c’era una cimice spia che permetteva a Madrid di ascoltare tutte le sue chiamate e quelle di altri due esponenti politici catalani.

In particolare, il software utilizzato si chiama Pegasus e s’installa in automatico con l’invio di un semplice messaggio WhatsApp di pubblicità. L’artifizio è made in Israel, della società informatica Nso, specializzata nel produrre costosissimi sistemi di spionaggio 5G, destinati ai governi per prevenire attentati terroristici. Ora bisogna capire se per Madrid e la sua intelligence i leader indipendentisti catalani siano equiparabili ai terroristi.

La notizia ha avuto l’effetto di una betoniera contro una cristalleria. La presunta vittima, Roger Torrent, delfino del Governatore catalano Quim Torra, ha accusato lo Stato spagnolo di «spiare i suoi avversari politici, invece, di dialogare con loro», mentre Oriol Junqueras, capo della Sinistra Repubblicana Catalana e indipendentista (Erc), dalla cella del carcere dove risiede dal novembre del 2017 per una condanna a 13 anni per sedizione, ha chiesto «l’intervento immediato in Parlamento di Fernando Grande-Marlaska (ministro degli Interni spagnolo, magistrato e giurista, ndr), per riferire sui fatti». Oltre a Torrent, sarebbero stati spiati Anna Gabriel, ex deputata regionale di estrema sinistra che vive in esilio in Svizzera, dopo i fatti dell’autunno del 2017, e Jordi Domingo, un attivista per l’indipendenza catalana che ha evitato il processo per disobbedienza.

Da quanto scrivono i due giornali, autori dello scoop, l’attività di spionaggio è avvenuta nel 2019, tra aprile e maggio, in occasione delle legislative spagnole. Ma non ha coinvolto soltanto politici catalani, anche numerosi utenti di WahtsApp: si parla di 1.400 persone che hanno ricevuto il bug di Pegasus. Il Guardian scrive che a più di cento membri della società civile di svariati Paesi, dall’India al Marocco, sono stati spiati sms, chat, telefonate, email e movimenti. Pegasus è stato in grado anche di attivare in autonomia e segretezza il microfono e la web-camera dei cellulari. WhatsApp, di proprietà di Facebook, ha presentato presso la Corte di San Francisco una denuncia per violazione della privacy contro l’israeliana Nso.

L’intelligence spagnola dice di non sapere nulla di questa storia, e, comunque, di operare sempre secondo le norme della Corte Costituzionale, mentre Roger Torrent tuona contro Madrid, convinto che in tutto questo c’entri: «Ci spiano come fossimo terroristi, spendendo milioni di euro e lo fanno senza vergogna». Di certo è un calcio alle trattative tra Barcellona e Madrid, interrotte dal lockdown. E a ottobre la Catalogna va al voto.



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