Mille sbarcati, Lampedusa collassa

Ragusa. Lampedusa è al collasso e lo tsunami immigrazione prosegue incontrollato con sbarchi su sbarchi. Nessuno muove un dito per scongiurare gli approdi, i porti restano spalancati, malgrado è un dato di fatto che siano sbarcati migranti positivi al coronavirus e che questi sono trasferiti da una Regione all’altra come se fosse una condanna definitiva che gli italiani devono scontare e non vi si potesse porre rimedio chiudendo i porti come hanno fatto altri Paesi. «È una situazione ingestibile dice il sindaco di Lampedusa Totò Martello – Se il governo non proclamerà lo stato di emergenza per l’isola lo farò io. L’hotspot non è più in grado di accogliere migranti, la responsabilità di questa emergenza non può ricadere sul sindaco, sull’amministrazione comunale e sui lampedusani».

I migranti vengono assiepati sul molo in attesa di destinazione, alcuni arrivano autonomamente, altri sono raggiunti dalle nostre forze e accompagnati al molo. Ieri ne sono arrivati 230. Nell’hotspot per 95 posti vi sono oltre mille ospiti, in gran parte tunisini (come se questi avessero diritto a permanere in Italia). Il Viminale trasferisce a Porto Empedocle e tocca alla prefettura di Agrigento trovare una struttura su e giù, a destra e a manca per lo Stivale. Ieri non erano previsti spostamenti, ma la prefettura ha dovuto varare un piano per trasferire fra ieri e oggi 450 migranti su mezzi della Guardia di finanza e il traghetto di linea per Porto Empedocle, e altri 200 ancora oggi con il traghetto di linea. La maggior parte andrà al Cara di Bari. «Se non li trasferiscono il centro scoppia», diceva ieri Martello che se l’è presa con il leader del Carroccio Matteo Salvini che ha visitato nei giorni scorsi l’hotspot. Lo definisce «mentitore seriale» perché «quando lui era ministro gli sbarchi a Lampedusa sono sempre proseguiti» e ritiene che Salvini si sia recato a Lampedusa solo ora «per fare propaganda politica e fomentare odio e rabbia». Il leader della Lega replica sottolineando di difendere «pescatori, imprenditori e i lavoratori di Lampedusa stufi di un’invasione senza precedenti, che l’anno scorso avevamo fermato. Lo dicono i numeri: 11.334 sbarchi dall’inizio dell’anno a oggi contro i 3.508 dello stesso periodo del 2019. Se ora vuole dichiarare lo stato d’emergenza piange lacrime di coccodrillo».

Intanto ieri sono sbarcati a Pozzallo 108 migranti, tra cui un bimbo di 8 mesi e una di 5 anni, presi a bordo dalla motonave Cosmo. Dopo la brutta esperienza del recente sbarco di pakistani, tra cui sono stati individuati 27 positivi al covid-19 solo dopo il trasferimento da Pozzallo all’ex azienda don Pietro di Comiso (Ragusa), il sindaco della città, Roberto Ammatuna, sottolineando come Pozzallo sia nota per la sua «cultura dell’accoglienza», ha ricordato in una nota al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese il suo impegno, assunto durante il loro recente incontro al Viminale, a fare eseguire i test prima dello sbarco. Fortunatamente stavolta i test rapidi sono stati eseguiti. «Non si tratta solo di un’emergenza sanitaria, c’è un’emergenza politica senza precedenti – dice il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci – Nei mesi scorsi si sarebbe dovuta attivare un’azione politica i cui mancati effetti li paga la Sicilia. E l’Europa? Zitta e silente. Lo ribadirò mercoledì alla commissione Schengen che mi audirà e ribadirò che intravedo occhi sgargianti in chi si sfrega le mani per gestire un nuovo business dell’accoglienza, che magari diventerà il business della quarantena. Forse è il caso che un vertice in Sicilia lo convochi il premier Conte».



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