Ministri, tecnici e burocrati: ecco la nuova task force di Conte

Non vuole sentire obiezioni e tira dritto per la sua strada: Giuseppe Conte è convinto che sia necessario dare vita a una nuova task force per gestire le risorse del Recovery Fund. L’iniziativa, annunciata nelle scorse ore, ha provocato la reazione da parte delle opposizioni: a farsi sentire su tutti è stata la deputata forzista Deborah Bergamini, che ha invitato il premier a scrivere in Parlamento il piano di rilancio per il nostro Paese. Qualche mugugno è arrivato anche dalla stessa maggioranza, con Partito democratico e Italia Viva che vorrebbero avere un ruolo di rilievo. Luigi Di Maio smentisce voci polemiche, ma pare che abbia espresso l’intenzione di averne il controllo.

Il presidente del Consiglio ora deve fare i conti con un fattore cruciale per le sorti dell’Italia: la gestione degli aiuti economici che arriveranno dall’Europa. L’accordo è stato ufficialmente raggiunto nella mattinata di ieri, quando l’avvocato ha espresso la propria soddisfazione per il risultato ottenuto dopo giorni incandescenti al Consiglio Ue dove non sono mancati liti e sfuriate: “È un momento storico per l’Europa e per l’Italia. Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre“.

La task force di Conte

Dunque il capo del governo giallorosso continuerà a percorrere la strada della task force, che verrà partorita per redigere il piano nazionale di ripresa e di resilienza. Ma quale sarà la formazione e l’organizzazione del team di esperti che verrà nominato da Conte? Una prima anticipazione è arrivata da La Repubblica: fonti governative fanno sapere che non verrà seguito il classico modello delle task force nate nell’ambito dell’emergenza Coronavirus, ma si prenderà spunto da quello di “Strategia Italia”. Il premier presiederà una cabina di regia politica – composta dai ministri dell’Economia, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture, del Sud, dell’Innovazione e forse anche da rappresentanti di Comuni e Regioni – che avrà il compito di decidere come ripartire i 209 miliardi garantiti dal Recovery Fund.

Un relativo organismo tecnico-amministrativo si occuperà invece dell’attuazione e della redazione dei progetti: ne faranno parte esperti dei vari settori, esterni all’amministrazione, alti burocrati e funzionari di Stato. Il tutto sarà diretto da una figura principale che verrà individuata e nominata dall’esecutivo. Probabilmente sarà un profilo più operativo e conoscitore dei meccanismi della burocrazia (e perciò differente da quello interpretato da Vittorio Colao). Va sottolineato che, almeno per il momento, non è circolato alcun nome. Comunque vi è una certezza: Conte, forte del risultato portato a casa dopo aver battagliato a Bruxelles, vorrà avere l’ultima parola per quanto riguarda gli investimenti. Una sorta di auto-incoronamento e incasso personale.



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