Montegridolfo. E’ tornato a casa per festeggiare il ferragosto assieme ai suoi parrocchiani don Leonardo Gabellini

Ha da un po’ passato i novant’anni ma il cuore è quello di un bambino. Il cuore non è mai vecchio! E’ don Leonardo Gabellini, storico parroco della Valconca che da alcuni mesi è orfana della sua presenza. Don Dino, così tutti lo chiamano, si è dovuto infatti trasferire a Rimini nella casa del Clero un po’ per motivi di salute e un po’ perché la sua casa, proprio di fianco alla ‘sua’ chiesa, necessita di lavori di manutenzione straordinaria. Lui comunque non manca di tornare ogni fine settimana per aprire la chiesa e dire messa, mantenendo l’impegno di dirla anche alla vicina casa di riposo. Don Sergio, responsabile della casa del Clero, ha parlato in modo accorato di don Dino.

“E’ una persona veramente straordinaria e ora sta bene. Attendiamo il suo rientro nel pomeriggio perché i giorni di festa li ha trascorsi a casa sua, non ha qui una residenza fissa ma soltanto temporanea”.

Come trascorre le sue giornate?

“Egli è sempre al lavoro, la sua musica lo tiene occupato da mattina a sera. Gli abbiamo chiesto di comporre una messa per Santa Rita che dovrà essere pronta a maggio del prossimo anno ed egli ha accettato, il lavoro non lo spaventa, anzi gli dà gioia e lo commuove sempre”.

Non ci sono dubbi che don Dino saprà trattare il soggetto, che ancora una volta la magia della sua anima sarà trasposta nelle sue composizioni. Grandi cose si possono compiere sulla terra se la vogliamo servire. E’ questa la lezione di don Dino che da buon ministro non ha mai smesso di servire i propri parrocchiani accompagnandoli tutti, con la profondità delle sue parole, nel loro viaggio verso una terra promessa.

Non si esce del resto mai uguali dopo aver preso parte ad una messa di don Dino, per questo è così difficile accettare che egli non rimanga lì ad aspettare il ritorno dei suoi parrocchiani anche dopo aver terminato la messa, dopo aver pronunciato le parole di commiato. Difficile pensare che non se ne stia lì a versar lacrime per curare l’anima del mondo, come solo egli sa fare e a costruire l’edificio invisibile della musica.

Raggiunto al telefono ha risposto lucido che tornerà presto e sempre, perché non può star lontano dai suoi luoghi e dalle persone che lo abitano e segna nuovi impegni. Poi – aggiunge – se sarò ancora vivo. Ma lo dice per scaramanzia. Sa, perché ha letto i filosofi e perché è filosofo egli stesso, che nessuno è troppo vecchio da non poter sperare di veder sorgere un’altra alba, di mettersi di nuovo al lavoro, di comporre nuova musica, di sentir salire ancora la voglia di piangere senza sapere il perché, – di dolore che è gioia, di gioia che è dolore.