Morciano. Clinica Montanari sempre più all’avanguardia: fiore all’occhiello della Valconca e non solo

L’intervento è stato effettuato dal Neurochirurgo Aquilano Pier Francesco Eugeni presso l’Ospedale Montanari di Morciano di Romagna su una paziente di 57 anni residente in provincia di Chieti.

L’I-Fuse è un dispositivo che permette di curare in maniera mininvasiva e con bassissimo impatto sul paziente la sindrome sacroiliaca (anche detta sacroileopatia o pseudo sciatalgia), una malattia estremamente comune che spesso viene confusa con la sciatalgia da ernia del disco.

Moltissime persone, di qualunque età, sperimentano più volte un dolore che localizzano alla porzione bassa della schiena e che descrivono “a fascia”, indicando una o entrambe le natiche e la regione fra i glutei. Questo dolore alle volte si irradia all’arto inferiore o all’inguine ed è talmente acuto e violento da impedire il mantenimento della stazione eretta con il busto dritto. La sofferenza aumenta inoltre al minimo movimento o al passaggio dalla posizione seduta a quella eretta ed è descritta dal paziente come una coltellata o un morso. L’impossibilità a muoversi liberamente a causa del dolore intenso che questa situazione determina (blocco funzionale antalgico) è comunemente definito colpo della strega o sciatica.

In questi casi il dolore deriva da una disfunzione “meccanica” della articolazione sacroiliaca, articolazione che collega, dai due lati, l’osso sacro e il resto del bacino. In condizioni di normalità non si ha percezione di queste articolazioni essendo limitatissima la loro mobilità articolare.

Anche se da molti anni se ne conosce il ruolo nella genesi dei dolori di questa regione, molto spesso i disturbi derivanti da questa articolazione non vengono considerati nella valutazione di pazienti con dolori lombalgici o lombosciatalgici (dolori che dal fondo schiena si irradiano lungo la gamba) e molti di essi vengono quindi sottoposti a interventi di asportazione di ernia del disco, laminectomia o stabilizzazione vertebrale che a volte, lungi dal migliorare il problema, lo peggiorano per l’instabilità dovuta alle alterazione biomeccaniche locali e generali connesse a queste procedure chirurgiche.

Fra le cause del dolore sacroiliaco (o sacroileopatia) possono esserci traumi in compressione verticale e rapida rotazione (ruotare il busto mentre si solleva un peso) oppure cadute sulle natiche. Squilibri della funzionalità della articolazione sacroiliaca possono anche derivare da sbilanciamenti del bacino dovuti a differenza di lunghezza degli arti, esercizi fisici intensi e prolungati, traumi da incidente stradale o fissazioni chirurgiche vertebrali effettuate per la cura della scoliosi, della spondilolistesi, della stenosi. L’articolazione sacroiliaca viene inoltre sollecitata fortemente durante il parto e da questo può derivarne un dolore permanente. Un intenso dolore della sacroiliaca può anche far parte del quadro di malattie sistemiche autoimmuni come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilopoietica, l’artrite psoriasica, ecc.

La permanenza del dolore sacroiliaco malgrado le cure mediche e fisiche può comportare la corretta indicazione ad un intervento di artrodesi (fusione chirurgica) della articolazione sacroiliaca. La procedura non comporta nessuna limitazione funzionale essendo ridottissima, come già detto, la mobilità di questa articolazione.

La introduzione anche in questo campo di tecniche mini invasive permette di considerare questo genere di chirurgia per il trattamento dei moltissimi pazienti affetti da sindrome sacroiliaca, anche se anziani o non in perfetta salute, dal momento che l’intervento ha una breve durata (circa 40 minuti) e può essere effettuato anche in anestesia spinale selettiva. La procedura consiste nella inserzione di tre tasselli di titanio che, attraversando l’articolazione sacroiliaca, la stabilizzano immediatamente eliminando il dolore e ne inducono successivamente la fusione ossea. La degenza post operatoria è ordinariamente breve e la cicatrice chirurgica che residua sulla parte laterale della natica ha una lunghezza di meno di 2 cm.

Il Dott. Pier Francesco Eugeni, 57 anni, neurochirurgo e chirurgo spinale specializzato presso l’Università Cattolica di Roma e il Policlinico Federico II di Napoli, con una esperienza trentennale maturata all’Aquila, Roma, Firenze, Napoli, Cuneo e Teramo, già Primario di Neurochirurgia e Chirurgia Spinale presso l’Istituto “Stella Maris” di San Benedetto del Tronto, Neurochirurgo presso l’Ospedale Montanari e altri prestigiosi Istituti clinici, ha contribuito al disegno e alla evoluzione della tecnica chirurgica d’impianto del dispositivo e detiene la seconda maggiore casistica d’Europa di questo genere di interventi. Per questo motivo l’azienda statunitense titolare del brevetto (la prima versione del quale introdotta pochi anni fa) ha voluto che il neurochirurgo abruzzese fosse il primo in Europa ad utilizzare la versione aggiornata dell’I-Fuse, che rappresenta un ulteriore significativo passo in avanti nel trattamento di questo genere di pazienti.