Morciano. I piccioni del centro tornano a fare discutere

Il problema è serio. Lo riconoscono in un recente dossier anche gli animalisti della Lipu (Lega italiana Protezione Uccelli). Il “Piccione di città” (nome scientifico) è una «specie problematica» quanto a convivenza con l’uomo. Gli escrementi dell’animale sono un problema per l’igiene urbana in generale e per i monumenti storici (palazzi, chiese) in particolare. Senza contare i potenziali rischi sanitari per esseri umani e animali domestici. Nelle città inoltre i costi sono molto alti: si parla di restauro dei monumenti, censimenti, campagne informative e installazione di dissuasori che pesano in media sulle casse dei comuni italiani per una cifra tra i 132mila e i 189mila euro l’anno. Parliamo in questo caso delle città naturalmente. Il colombo è considerato un infestante al pari di topi e ratti e dunque si può abbattere, in Italia una sentenza della Cassazione risalente al 2004 ha stabilito che il piccione cittadino vada assimilato agli animali selvatici e quindi tutelato. I sindaci nostrani possono autorizzare abbattimenti mirati solo in caso di comprovata emergenza igienico-sanitaria o per questioni di pubblica sicurezza. Fatte queste premesse vediamo alcuni accorgimenti utilizzati dalle grandi città per combattere il proliferare di questi animali.

A Torino si è stabilito che è possibile dare da mangiare (solo granaglie e mai più di 250 grammi) solo in 17, selezionatissimi, parchi cittadini. E posizionandosi ad almeno 250 metri da ospedali, strutture di ricovero, ambulatori medici, asili nido, scuole per l’infanzia e elementari ed aree giochi. Gli addetti ai lavori sostengono anche che nel contenere il proliferare dei colombi una mano la stia dando la natura: le cornacchie, infatti, sempre più urbanizzate, fanno strage delle uova deposte dai colombi.

 

A Milano – dove uno studio ormai datato dell’Università di Pavia stimava la presenza di 100mila piccioni – vige il divieto di alimentazione su tutto il territorio cittadino. «Al momento – fanno sapere dal Comune – non vi è alcuna emergenza».

Stesso divieto a Venezia dove l’ultimo censimento del 2013 stimava tra i 25 e i 30mila colombi (in diminuzione rispetto all’anno precedente). Anche il Comune di Roma punta sul divieto della somministrazione.

 

A Napoli si è giocata soprattutto la carta della sterilizzazione farmacologica (costo annuo dell’operazione 20mila euro). Nella città in cui gli esercenti di bar e ristoranti del quartiere del Vomero si sono attrezzati con pistole ad acqua per scacciare i piccioni dai tavolini, la scelta del mangime antifecondativo non convince la Lipu. «La sostanza produce un certo effetto sterilizzante che tuttavia agisce solo durante il periodo di somministrazione. Per ottenere risultati rilevanti è necessario che il prodotto venga assunto per tempi lunghi e dalla gran parte degli individui riproduttori. Questo comporta peraltro la diffusione delle molecole nell’ambiente con rischio di assunzione diretta o indiretta da parte di altre specie».

E Morciano? Qui anche se non ci sono i problemi di altre città sono comunque in tanti a lamentersi. Case e uffici hanno non pochi problemi così come la piazza del Comune e l’edificio stesso del Comune deve fare i conti con gli escrementi di questi animali.