Papa Francesco sindacalista di governo

Il Papa che lotta a fianco degli ultimi esorta a pregare anche per i primi. Nel vasto cuore di Francesco c’è posto anche per i governanti, padroni dei destini di milioni di persone e proprio per questo più maledetti che osannati dai cittadini.

Bergoglio apre uno scudo per chi ha impegni pubblici in occasione delle solenne celebrazione dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. Si fa sempre peccato a calare nell’attualità le parole di un pontefice che possono abbracciare una platea universale di capi di Stato e di governo, dall’Ecuador al Kazakistan. Ma forse non ci si sbaglia ad accostare ogni tanto i moniti a vicende quasi domestiche, al di qua del Tevere.

Non stupisce che Bergoglio, il 29 giugno, si richiami a san Paolo nel sollecitare una preghiera per uomini e donne di Stato. Ma colpisce di più la difesa aperta della classe di governo. «Si sentono tanti aggettivi qualificativi contro i governanti: li giudichi Dio, ma preghiamo per loro, hanno bisogno della preghiera. È un compito che il Signore ci affida. Lo facciamo? Oppure parliamo, insultiamo e basta?» ha ammonito Francesco.

Traduciamo gli «aggettivi qualificativi» con critiche e insulti, ed ecco l’essenza di un Papa che per un attimo accantona clochard e campesinos per trasformarsi in un sindacalista di Palazzo che tiene a bada gli umori della piazza. Non sarà estranea a questa presa di posizione la vicinanza di Bergoglio al governo guidato da Conte, uomo dalle solide relazioni vaticane e sostenuto apertamente dal Santo Padre anche in pieno lockdown. Gli dedicò un’udienza ricordata più che altro con ironia per lo scarso distanziamento sociale tra le due alte autorità.

Al buon cattolico che recepisce i precetti del vicario di Cristo non resta anche che includere Conte e Bonafede nelle proprie preghiere, anziché insultarli sui social o in privato con gli amici. Poi Francesco ha ricordato: «Dio si attende che quanto preghiamo ci ricordiamo anche di chi non la pensa come noi, di chi ci ha chiuso la porta in faccia, di chi fatichiamo a perdonare». Chi non la pensa come Conte preghi per lui, i supporter del premier preghino a loro volta per chi prega il governo giallorosso di sparire il prima possibile.

E nelle celebrazioni petrine e paoline, il pontefice ha lasciato cadere un’altra delle sue frasi a effetto: «Abbiamo bisogno di profeti, veri profeti: non di parolai che promettono l’impossibile». Quindi governanti saggi ed equilibrati, rispettosi del loro mandato (meglio se popolare e non sorto da alchimie di palazzo) e soprattutto coerenti con i loro annunci. Sarà un richiamo ai proclami senza sbocco del presidente o un avviso a chi dall’opposizione tenta di scalzarlo anche con slogan populisti?

Adattare i richiami del Papa alla realtà politica diventa un giochetto estivo che può sfociare nella dietrologia pura. Francesco prega per tutti, anche per governanti saggi e stolti parolai. E milioni di italiani pregano Conte: fare qualcosa di concreto o togliere il disturbo.



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