Pd e M5s litigano sul bottino da 75 miliardi. E vogliono mettere le mani sulle partecipate

Alla fine dell’ennesima giornata di caos il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, prende le redini del dibattito parlamentare sul dl Rilancio e oggi a mezzogiorno si appaleserà alla commissione Bilancio della Camera per fare il punto sulle proposte di modifiche e indirizzare i lavori sul provvedimento monstre che lunedì prossimo dovrebbe approdare in aula. Il condizionale è sempre d’obbligo perché la confusione nella maggioranza regna sovrana in quanto Pd, M5s e Iv cercano ognuno di piantare una bandierina spartendosi la maxitorta da 75 miliardi di euro.

Anche perché non si tratta solo di risorse finanziarie da distribuire, ma anche di consolidare il «potere» su alcuni enti pubblici. Teoricamente, le norme ordinamentali non dovrebbero essere ricomprese in un provvedimento di spesa, tanto più se a carattere emergenziale come un decreto, ma gli appetiti politici non si limitano solo ai risvolti elettorali del decreto.

Ma andiamo con ordine. Dal punto di vista politico, c’è da segnalare che in commissione Finanze il relatore Migliorino (M5s) è arrivato alle minacce nei confronti del centrodestra in quanto non si riusciva a votare il parere sul provvedimento. Dal punto di vista tecnico, lo stato confusionale nel quale si trova la maggioranza è evidente nel ritardo accumulato nella presentazione del pacchetto di emendamenti dei relatori. Erano attesi ieri pomeriggio alle 18, arriveranno stamattina.

In base a quanto registrato in Transatlantico, si tratta di provvedimenti per stabilizzare i co.co.co. della Pa, estendere le borse di studio degli universitari fuorisede anche a chi è rientrato casa nel lockdown, rendere più difficili le procedure esecutive delle case popolari vendute e prorogare i protesti dal 31 agosto al 31 dicembre. Previsti anche un bonus di 600 euro per i caregiver (le persone che assistono un parente stretti ammalato) e 150 milioni ai Caf, spesso gestiti dai sindacati, per l’assistenza fiscale. Infine due proposte finanziarie. Un emendamento sblocca il limite degli investimenti annuali in Piani individuali di risparmio (Pir): si potrà superare la soglia dei 30mila euro annui fermo restando il tetto dei 150mila euro nell’arco di un quinquennio. Infine, arrivano gli sport-bond, obbligazioni emesse da Sport&Salute, braccio finanziario del Coni che può emetter titoli che saranno rimborsati al 110% sotto forma di credito d’imposta. Insomma, l’unica certezza è che il dl Rilancio integrerà il decreto Cassa integrazione per prorogare gli ammortizzatori con un emendamento del governo.

Nonostante tutte queste difficoltà, la maggioranza ha però trovato il tempo per stringere la presa su alcune partecipate statali. Il ministero degli Esteri, retto da Luigi Di Maio, dovrebbe diventare il soggetto vigilante di Simest, influendo così sui processi decisionali di sostegno all’internazionalizzazione da parte della controllata della Cassa depositi e prestiti.

Un emendamento del deputato pd Benamati è stato invece direttamente bocciato dall’Arera, l’Authority che vigila sulle reti. Benamati propugna, infatti, una riorganizzazione del Gse, la controllata del Tesoro che gestisce gli incentivi alle rinnovabili e, a sua volta, controlla il Gme (Borsa elettrica). «La gestione dei mercati richiede che l’assetto di governance assicuri, nel concreto, i caratteri propri di gestione neutra e super partes», ha scritto l’Authority esprimendo preoccupazione per i contenuti dell’emendamento che, affidando al Gse la gestione dei mercati elettrici pubblici e privati, pregiudicherebbe «la terzietà, la trasparenza, nonché il buon funzionamento dei sistemi energetici».Ma, di sicuro, il Pd prima o poi ci riproverà.



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