Più poteri per il Tesoro: il piano di M5s e Pd per la riforma del Mef

Almeno per il momento, il ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà rinunciare a mettere le mani su Enea, l’ente pubblico di ricerca che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile. Nell’ottica del progetto che i giallorossi – il Partito Democratico soprattutto – hanno in testa, il dicastero del dem Roberto Gualtieri avrebbe potuto assorbire l’Enea, grazie a un emendamento a firma del deputato piddì Gianluca Benemati. Per il momento non se ne fa niente, ma quello che più interessa al Mef è la partita della sua riforma.

Già, perché tra i tanti dossier sul tavolo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte c’è la bozza della riforma che andrebbe a rivoluzionare il dicastero di Gualtieri. Il piano di riforma, come svelato da La Verità, è quello di riorganizzare in toto il Mef, senza dover passare in Parlamento per un parere.

L’obiettivo di via XX Settembre è quello di accrescere la posizione del direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, aumentandone i poteri sulla struttura del ministero. Parallelamente, anche il titolare Roberto Gualtieri ne gioverebbe, dal momento che vedrebbe accresciuti i propri poteri a livello decisionale su tutta quella galassia di società partecipate dal Mef e dallo Stato stesso.

Insomma, una riforma per allontanare sempre più il Mef dalle influenze della politica, affidandolo in toto o quasi a figure tecniche: “È chiaro che l’obiettivo è quello di creare un ministero sempre meno dipendente dalla politica e sempre più sotto la stretta osservanza dei tecnici e di chi ha voluto che Giovanni Tria in pieno governo gialloblù scegliesse di promuovere alla carica più alta del Mef un dirigente che di leghista e grillino non aveva nulla e confermasse all’incarico che ricopre dal 2008 Fabrizia Lapecorella”, scrive Claudio Antonelli sulle colonne del quotidiano.

I movimenti del Mef

Sul versante energetico, invece, il piano ora in stand-by è di ridisegnare gli assetti del Gse, il gestore dei servizi energetici, controllata dal Mef stesso, lasciandole in gestione il mondo dell’efficientamento energetico, come la gestione dei servizi energetici rinnovabili e la cura degli oneri di sistema. Parallelamente l’Enea sarebbe finito sotto il cappello di via XX Settembre, dedicandosi alla ricerca e all’innovazione tecnologica a livello energetico. Per il momento, il pericolo è scampato e la riforma che interessa il Mef è congelata. Ma come spiega La Verità, Movimento 5 Stelle e soprattutto il Pd cercheranno di riproporre l’emendamento, nonostante il parere contrario dell’Arera, l’autorithy di regolazione per energia reti e ambiente, che si è appunto messa di mezzo. L’operazione non è stata bocciata solamente dall’Arera, ma anche dalle opposizioni. Come scrive ancora La Verità, il responsabile del dipartimento energia della Lega, Paolo Arrigoni, ha posto l’accento sul fatto che Benemati, primo firmatario dell’emendamento, è un dipendente Enea in aspettativa; insomma, conflitto di interessi. Secondo l’esponente del Carroccio, inoltre, il piano Mef-Enea punta a quei 500 milioni di euro che l’esecutivo giallorosso ha stanziato a favore di Enea con il decreto Rilancio.



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