Quel fax “sparito”. A giudicare Berlusconi doveva essere Franco

È un vero peccato che il giudice Antonio Esposito, quel giorno di luglio di sette anni fa, non abbia fatto in tempo a vedere quel fax che veniva dalla Corte d’appello di Milano. Perché se Esposito avesse fatto in tempo a leggere il fax, la storia del processo a Silvio Berlusconi per la storia dei diritti tv sarebbe stata diversa, almeno nella sua puntata finale. A processare il Cavaliere in Cassazione non sarebbe stato Esposito. A celebrare l’udienza e a decidere sul ricorso di Berlusconi contro la condanna per frode fiscale sarebbe stata una sezione della Cassazione presieduta da Amedeo Franco: un giudice che considerava Berlusconi innocente. E che dopo avere partecipato alla sua condanna confidò ad amici e allo stesso Berlusconi di essersi sentito parte di un «plotone di esecuzione» guidato dall’alto. Come sarebbe andato a finire, il processo per i diritti tv, se a presiedere il collegio della Cassazione al posto di Esposito ci fosse stato, come doveva essere, Franco?

Che quel fascicolo dovesse approdare ad Amedeo Franco lo racconta un documento inequivocabile: la programmazione dei turni della sezione Feriale per il 2013, stilata dal primo presidente Giorgio Santacroce. Ma per capirne l’importanza bisogna ritornare a quel fax che purtroppo Esposito (e bisogna credergli) in una lunga lettera al Riformista giura di non avere letto in tempo. Siamo al 9 luglio 2013, Esposito ha ricevuto l’incarico di celebrare il processo il 30 luglio sulla base delle carte arrivate da Milano che indicavano come data di prescrizione l’1 agosto. Quindi il processo viene fissato d’urgenza, e – come è ammesso solo nei casi eccezionali – vengono accorciati i termini concessi ai difensori.

Però il 5 luglio la Corte d’appello di Milano corregge i suoi calcoli, e scopre che la prescrizione scatta solo il 14 settembre, e ne avvisa con fax urgente la Cassazione. Quindi non c’è più motivo di ridurre i termini concessi ai difensori. E a quel punto la prima data utile per conciliare diritti alla difesa e scanso della prescrizione è l’udienza della sezione Feriale fissata per il 9 agosto. Era quella, la data naturale per il processo a Berlusconi.

Ma in quel caso da chi sarebbe stato composto il collegio? Ecco l’importanza della tabella. Nella sezione del 9 agosto non è previsto Esposito, e nemmeno ci sono D’Isa, Aprile e De Marzo, i tre giudici che condivideranno con Esposito la condanna di Berlusconi. A presiedere il collegio con i colleghi Taddei, Mazzei, Paternò e Lignola, è previsto Amedeo Franco. E basta conoscere le sentenze precedenti e successive di Franco in materia fiscale per capire come sarebbe andata a finire.

Ma il fax partito da Milano si perde per quattro giorni in Cassazione, e arriva alla Feriale solo il 9, nel pomeriggio. Se Esposito lo avesse visto per tempo si sarebbe trovato di fronte a un bel dilemma. Prendere atto della novità, concedere ai difensori i termini di legge, lasciare che a celebrare il processo fosse il collega Amedeo Franco e che il Cavaliere andasse incontro a una assoluzione quasi certa? O fare finta di niente, tenersi il processo e condannare l’ex capo del governo? La risposta è ovvia: Esposito avrebbe fatto il suo dovere, si sarebbe spogliato del fascicolo e lasciato che la giustizia facesse il suo corso. Ma il problema non si pone. Antonio Esposito dice che quel fax a lui non dice niente, e che comunque alle 15.25 ormai i giochi erano fatti, perché l’udienza del 30 luglio era ormai fissata.

Qualcuno forse un giorno spiegherà perché il fax «urgente» della Corte d’appello di Milano alla cancelleria centrale della Cassazione il 5 luglio arrivi invece alla sesta sezione, e da lì rispunti solo quando è troppo tardi.



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