Quella tessera del Movimento che può trasformare Giuseppi

Viene acclamato in Senato e alla Camera come l’eroe che ha portato a casa i denari del Recovery Fund, ma il suo futuro potrebbe passare da una tessera. E anche se nel M5s ci si può iscrivere solo compilando un form su Rousseau, il concetto è lo stesso.

L’idea la lancia l’ex capo politico grillino Luigi Di Maio in un’intervista a Repubblica. Gli chiedono se sarà Conte il prossimo leader dei 5 Stelle. Lui risponde: «Da parte mia, sarei molto felice se scegliesse di iscriversi al Movimento. Sarebbe una grande risorsa in più su cui contare». Non è la prima volta che Di Maio si dimostra aperto a un’entrata ufficiale del premier tra le fila pentastellate. Già nei mesi scorsi aveva detto di essere entusiasta all’idea di un’iscrizione dell’ex avvocato del popolo nel M5s. E, anche allora, come adesso, sono partire le dietrologie. Seguite dalle accuse di complotti. Il più ricorrente? «Lo vuole sfidare agli Stati Generali e farsi eleggere dagli attivisti, battendolo». Un altro? «Cerca di coinvolgerlo per isolare Di Battista e i suoi». Ma la realtà potrebbe essere più raffinata, sottile e complessa. In queste ore l’uscita di Di Maio sa trovando la sponda favorevole di un po’ tutte le correnti del M5s. Un eletto vicino a Dibba dice: «Perché No? Sarebbe comunque meglio di Crimi». Scontato il giubilo dei «fichiani» più filo-Pd, e sono con il loro leader i parlamentari vicini a Di Maio.

Un outing che arriva proprio nel momento in cui il reggente Vito Crimi è più in difficoltà del solito. Perché nel M5s c’è chi vorrebbe un direttorio e chi preferirebbe eleggere un nuovo capo politico, ma tutti o quasi sono stufi del vuoto di potere. Ne sono la riprova le recenti modifiche del regolamento del gruppo al Senato, che puntano a una maggiore autonomia dal capo politico. E anche le tensioni e la mancanza di una bussola sulle regionali, con le fughe di notizie sui mal di pancia di Beppe Grillo in Liguria e sul ritiro delle candidature solitarie in Puglia e Marche. Proprio la figura di Conte potrebbe essere la prima pietra da posare per costruire la «pax grillina». Da «garante della maggioranza» a «garante delle componenti all’interno del M5s», ecco il concetto.

Detto ciò, restano da fare i conti con l’oste. Il premier, accettando di entrare nel M5s, teme di perdere la sua presunta aurea di moderazione, autorevolezza e garanzia tra le parti. Senza dimenticare che se venisse approvata la legge elettorale proporzionale su cui si sta trattando, sarebbe difficile tornare a Palazzo Chigi in qualità di leader di partito. Così Conte potrebbe dimenticare anche le sue ambizioni da «riserva della Repubblica» e civil servant per andare a guidare un partito litigioso e in caduta nei sondaggi. Ma Di Maio, dopo la trattativa europea, riprende a coccolare l’avvocato e propone l’equazione tra Conte e il M5s. «Il Movimento, il premier Conte e tutto il governo hanno riportato il Paese al centro dell’Ue», scrive sui social il ministro degli Esteri. Che dicono che sogni Palazzo Chigi più che la guida del Movimento. La condizione è che Conte si faccia fregare con una tessera. Anzi, compilando un modulo sulla piattaforma Rousseau.



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