Recovery Fund, Conte si loda per l’intesa: “Decisione storica”

Nella notte tra lunedì e martedì, dopo giorni di serrate trattative, è arrivato il via libera al cosiddetto Recovery Fund, il piano di investimenti dell’Unione Europea per sostenere l’economia dei Paesi membri, messi in ginocchio dalla crisi economica causa pandemia di coronavirus. Quello a Bruxelles è stato un lungo fine (e inizio) settimana di confronti, strappi e mediazioni.

Ne è uscito un accordo che ha trovato l’ok anche della rigorosa Olanda di Mark Rutte, uscito certamente non sconfitto dal testo finale. Dei 750 miliardi di aiuti economici, 390 sono sussidi a fondo perduto, mentre 360 prestiti. All‘Italia va una fetta sostanziosa: 209 miliardi, di cui 127 di prestiti e 82 a fondo perduto.

Oggi, all’indomani, dell’accordo a Bruxelles sul Next Generation Ue tra i ventisette Paesi membri, Giuseppe Conte ha riferito a Palazzo Madama. Come nelle sue corde, il presidente del Consiglio loda il lavoro dell’Unione Europea e gonfia il petto per il risultato ottenuto. La sua maggioranza lo ha accolto con un lungo applauso – mentre le opposizioni intonavano “buffoni!”, “buffoni!” – quindi il sedicente avvocato del popolo ha iniziato a tessere le lodi del Recovery Fund.

“Il consiglio Ue ha assunto decisioni di portata storica e il rilievo delle questioni trattate ha prolungato i tempi oltre le aspettative iniziali L’Ue è stata all’altezza del suo destino, della sua storia e della sua missione. Verranno emanati titoli di debito europei”, esulta Conte, che parla di “poderoso piano finanziario per lo sviluppo e la crescita.

L’informativa urgente dell’inquilino di Palazzo Chigi è solo all’inizio e nel prosieguo del suo discorso, il premier ha aggiunto: “È stata una trattativa molto serrata con posizioni diverse, alla fine è stata confermato il volume complessivo, pari a 750 miliardi di euro. Nel complesso la proposta è rimasta inalterata, confermata risposta ambiziosa”. Proseguendo, Conte non ha nascosto le difficoltò delle trattative in terra balga, parlando “rigidità” e “posizioni che sembravano insuperabili”. Poi, però, è arrivata l’intesa.

Dunque Conte ha dichiarato che solo con un Unione Europea più politica si può preservare il mercato unico e la stessa unione monetaria. “Possiamo dirci soddisfatti del risultato positivo, che non appartiene ai singoli, a chi vi parla, al governo o alle forze di maggioranza ma all’Italia intera”, le ulteriori parole del premier, che ha poi annunciato: “Il Governo si assume la responsabilità del piano nazionale di ripresa, che sarà un lavoro collettivo con il Parlamento”. Un’apertura, almeno a parole, all’opposizione, come peraltro auspicata dal Silvio Berlusconi.

Nel mentre, proprio dall’opposizione si è levata la voce di Giorgia Meloni, che chiede lumi al presidente del Consiglio su quelle che saranno o meglio sono le condizioni del Recovery Fund. In un post sui propri canali social, infatti, il capo politico di FdI pone più di un dubbio sull’effettiva libertà italiana di spendere questi soldi: “Il rischio molto concreto è che per riuscire a spenderli si debba passare troppo tempo a convincere tedeschi e olandesi o persino a farci dire da loro cosa dobbiamo fare con le nostre pensioni. Sarebbe l’ennesima cessione di sovranità e sarebbe, per noi, inaccettabile. Su questo, oggi in Parlamento ci aspettiamo parole chiare da parte del Presidente del Consiglio”.



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