Regeni: 5 anni di indagini, le tappe del caso

A quasi cinque anni dalla morte di Giulio Regeni è arrivata la svolta giudiziaria, con l’atto di conclusione delle indagini da parte della Procura di Roma nei confronti di quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati di essere gli autori materiali del sequestro, delle torture e dell’omicidio del giovane ricercatore italiano. Ecco le principali tappe della vicenda.
    25 gennaio 2016 – Si perdono le tracce di Giulio: il giovane ricercatore, dottorando a Cambridge, ‘sparisce’ nei pressi di piazza Tahir, al Cairo.
    3 febbraio 2016 – Il suo cadavere viene ritrovato sulla strada che collega il Cairo ad Alessandria d’Egitto. Sul corpo segni di tortura: lividi, fratture, ferite, bruciature.
    4 febbraio 2016 – Il direttore dell’Amministrazione generale delle indagini, Khaled Shalabi, esclude un’azione violenta e la presenza di colpi di armi da fuoco o da taglio: si indaga per incidente stradale. Viene eseguita l’autopsia. La Procura di Roma apre un fascicolo.
    7 febbraio 2016 – La salma arriva in Italia, viene fatta una nuova autopsia che certifica le torture. Il Cairo intanto cambia versione di giorno in giorno, in quello che appare un depistaggio: si va dall’omicidio a sfondo omosessuale all’uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi. I genitori di Giulio iniziano una battaglia, la vicenda diventa un caso diplomatico.
    24 marzo 2016 – Il ministero dell’Interno egiziano fa sapere che è stata sgominata una banda specializzata in rapine a stranieri e che nel covo sono stati trovati i documenti di Regeni, tra cui il passaporto. Ma la versione non convince gli inquirenti italiani: “Il caso non e’ chiuso, tante incongruenze”. Si sapra’ in seguito che la banda non aveva alcuna connessione col caso di Giulio.
    14 aprile 2016 – La Procura di Roma invia alle autorita’ egiziane una rogatoria e chiede i acquisire i tabulati telefonici di 13 persone, i video delle zone frequentate dal giovane e una serie di testimonianze. Il 5 maggio arrivano alcuni tabulati.
    8 maggio 2016 – Vertice al Cairo tra investigatori italiani e magistrati egiziani. Consegnati altri documenti.
    4 agosto 2016 – Emerge che Mohamed Abdallah, capo del sindacato ambulanti su cui Regeni stava facendo una ricerca, aveva segnalato ai servizi egiziani l’attività di Giulio. A dicembre si saprà che era stato lui a denunciarlo.
    9 settembre 2016 – Vertice a Roma tra magistrati egiziani e italiani. L’Egitto ammette: Regeni era sorvegliato, impegno a consegnare tutta la documentazione.
    15 marzo 2017 – Nuova rogatoria della Procura di Roma per acquisire altra documentazione. Per i pm italiani, nei fatti raccontati dagli ufficiali degli apparati di sicurezza del Cairo emergono “falsità e reticenze”. Gli sviluppi dei mesi successivi non saranno mai decisivi.
    4 dicembre 2018 – La Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati cinque uomini, membri dei servizi segreti civili e della polizia investigativa egiziani, per concorso in sequestro di persona. Sono il generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, il maggiore Magdi Sharif e l’agente Mhamoud Najem. L’ipotesi è che si siano adoperati per mettere sotto controllo Regeni dopo la denuncia di Abdallah.
    30 aprile 2019 – La Camera approva l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.
    5 maggio 2019 – I pm di Roma inviano in Egitto una nuova rogatoria con cui si chiedono notizie relative a una serie di personaggi, tutti appartenenti agli apparati pubblici egiziani, che ruotano intorno ai cinque indagati dalla Procura di Roma.
    Verifiche anche su un supertestimone che ha carpito un colloquio sul rapimento di Giulio.
    17 dicembre 2019 – Sono almeno quattro i depistaggi messi in atto dagli apparati egiziani. E’ quanto emerge dalle audizioni in commissione parlamentare d’inchiesta del procuratore di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco.
    20 giugno 2020 – Vengono trasmessi in Italia alcuni documenti di Regeni, il passaporto e due tessere universitarie. Gli oggetti furono sequestrati alla banda di presunti killer, cinque criminali comuni uccisi in Egitto il 24 marzo 2016.
    30 novembre 2020 – Rottura del rapporto di collaborazione tra i magistrati italiani e quelli egiziani. I pm annunciano l’imminente chiusura delle indagini nel corso di un vertice, ma per gli inquirenti del Cairo le prove sono insufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. I genitori di Regeni affermano di avere subito dagli egiziani, negli anni, “ferite e oltraggi di ogni genere”.
    10 dicembre 2020 – Chiusura delle indagini. Rischiano di finire sono processo il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
    Quest’ultimo, oltre al sequestro di persona pluriaggravato contestato a tutti, è accusato di lesioni personali aggravate (essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio del 2017) e dell’omicidio del ricercatore friulano. Chiesta l’archiviazione invece per Mahmoud Najem.
   


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