Salinas (Teatro belli): “Il nostro settore è stato sempre ignorato”

Ingressi contingentati, sanificazione, riconoscimento giuridico. Il direttore artistico del Teatro Belli di Roma, Antonio Salines, offre un quadro desolante del futuro prossimo del settore. “Se c’è una cosa che il coronavirus ha messo drammaticamente in luce a noi teatranti, o per meglio dire, a tutto il settore dello spettacolo dal vivo – afferma Salines – è che improvvisamente ci siamo accorti di “non esistere”. In questi tre mesi abbiamo assistito impotenti a numerosi dibattiti e conseguenti provvedimenti legislativi nei quali il nostro settore è stato sempre ignorato o considerato marginale, e siamo così stati costretti ad accettare, nostro malgrado, di essere inseriti in normative relative ad altri settori, senza quindi poter contare su sostegni concreti e specifici per una categoria particolare come la nostra. E quando finalmente è arrivato il via libera alle riaperture dei teatri, ecco che ci siamo trovati davanti a una serie di norme pensate da qualcuno che evidentemente non aveva alcuna conoscenza di cosa fosse lo spettacolo dal vivo. Dire infatti che i teatri al chiuso potranno ospitare al massimo 200 persone significa non sapere, o non considerare, che in Italia ci sono sale teatrali che vanno da 50 a 1500 posti, e che un provvedimento del genere avrà un impatto completamente diverso a seconda della sala”.

Salines poi entra nel dettaglio di alcuni provvedimenti: “Dire poi che gli attori dovranno esibirsi con le mascherine e mantenendo le distanze – sottolinea con forza – è affermazione che non merita nemmeno di essere commentata, tanto denota poca considerazione, o ignoranza totale, di cosa sia il teatro. Per non parlare delle sanificazioni, per le quali non esiste nemmeno un protocollo definito, tanto poco si conosce la struttura fisica dei teatri. Sanificazioni che oltretutto hanno costi insostenibili e che dovrebbero quindi poter contare su un sostegno economico pubblico, al momento non previsto. Alla fine i teatri saranno gli ultimi a riaprire perché nessuno sa come trattare l’argomento, per ignoranza, certo, ma anche, e soprattutto, per la mancanza di un quadro normativo di riferimento specifico. Ecco quindi che l’obiettivo che dobbiamo perseguire nei prossimi mesi, prima ancora della riapertura delle sale, dovrà essere l’ottenimento di un riconoscimento giuridico costruito proprio per il nostro settore, che possa collocarlo finalmente in un sistema normativo che abbia forza ed efficacia nella tutela di tutte le categorie che lo compongono. Se non saremo capaci di ottenere in tempi brevi questi strumenti legislativi in nostra difesa, temo che alla prossima crisi (pandemia o altra catastrofe economica) chiuderemo definitivamente”.


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