San Giovanni. Casa Matta, una lega contro le ingiustizie del mondo: “Ma non aiutiamo chi ha bisogno per finta”

La Casa Matta di San Giovanni è uno di quei luoghi dell’anima che pur essendo stata fondata non più di quattro anni fa, quando ha aperto era il luglio 2013, pare esser lì da sempre, con le sue porte aperte alla comunità di cui è diventata il simbolo più bello. E i luoghi si sa, si identificano con le persone, in questo caso la Casa Matta è Gloria Grilli, che in anni per lei particolarmente difficili ha pensato di traslocare i pensieri cattivi in uno spazio buono, capace di trasformare il vecchio in nuovo, la povertà, talvolta soltanto, spirituale, in vera ricchezza.

Un progetto, quello della Casa Matta, davvero degno di nota e denso di peso specifico che tocca un po’ tutti gli aspetti più complessi e attuali della società nella quale viviamo: il lavoro che non c’è, la cultura del riciclo, la povertà materiale e spirituale. Tutti temi che meritano di essere approfonditi dei quali abbiamo parlato con Gloria che dopo averci accolti con modestia ha risposto alle domande con autorevolezza bellicosa. 


Come nasce il progetto della Casa Matta?

E’ un’idea che ho concepito come soluzione alla mia vita e a quella di tante persone che purtroppo non se la passano bene. Ho fatto sempre la commessa a Riccione, lavoravo per Armani poi ad un certo punto la situazione familiare è precipitata e i miei genitori hanno cominciato a dipendere da me per tutto. Io non ho avuto figli ma ho sempre pensato prima agli altri e poi a me stessa e stare accanto ai miei nel momento del bisogno mi è sembrata una cosa naturale. Avevo ovviamente dei risparmi e sono stata vicina a mio padre prima della sua scomparsa e poi ho tenuto la mamma con me. A quel punto dopo alcuni anni in cui ero stata lontana dal lavoro ho valutato che era tempo di rientrare almeno part-time, tuttavia la cosa si è rivelata non soltanto difficile ma addirittura impossibile. Sono una persona con tanta esperienza e nel mio campo molto qualificata, questo è stato per me però un disvalore e mi sono fatta l’idea che in questa Italia o nel curriculum scrivi nero su bianco di essere un poco di buono o non vai da nessuna parte. Spaventa più la gente che sa fare qualcosa di quella che non sa fare nulla. Io tuttavia a dispetto dei risparmi con le mani in mano non ci so stare e ho trovato una soluzione a metà strada, uno spazio mioche è comunque vicino a casa e mi permette di dare alla mamma l’assistenza di cui ha bisogno, dove mettere al servizio degli altri la mia creatività e la voglia di fare.

Un’idea innovativa e non priva di fascino che il Comune e la Proloco hanno subito accolto.

Devo dire che l’idea, un luogo dove chi vuole porta ciò di cui non ha più bisogno sapendo che ad altri potrebbe servire, si è rivelata sin dall’inizio contagiosa e il Comune sì, ha patrocinato il progetto e messo a disposizione gli spazi. Poi la cosa si è evoluta ed è stata coinvolta Auser per garantirne la trasparenza sotto ogni punto di vista e regolarizzare anche la mia posizione di volontaria che ha diritto soltanto ad un rimborso spese. Il resto dei proventi lo devolviamo di volta in volta a progetti che riteniamo importanti, penso all’acquisto dei giochi per i disabili, degli arredi per gli asili e per le scuole, dei quaderni, dei buoni pasto….

Sono cifre importanti quelle che la Casa Matta devolve ogni anno alla realizzazione di progetti, cifre che spesso superano i diecimila euro ma c’è tanto di più rispetto alla ricchezza materiale di cui pur è foriera. Quando si viene qui si lascia indietro il peso delle cose che a volte rischia di portarci a fondo. Lo scrisse una volta anche Virginia Woolf “ma è strano questo sollievo di perdere la roba. Mi piacerebbe cominciare la vita, in pace, quasi spoglia, libera di andare ovunque”.

Così ho fatto io. Avevo un mucchio di cose accumulate negli anni, vestiti nuovi con tanto di cartellino che ho pensato di portare alla Casa Matta per liberarmene e sentirmi di nuovo viva. C’era qualcosa di morto nella mia vita di prima, la vera ricchezza sta nel mettesi a disposizione del prossimo. In questo piccolo spazio si impara il valore grande della generosità, è un luogo che io ho la pretesa sia anche culturale. Le persone dopo essere state alla Casa Matta non escono mai del tutto uguali, c’è sempre un cambiamento e qui trovano chi è disposto ad ascoltare le loro storie, i problemi, il dolore che è un fiume carsico che purtroppo scorre sotto ogni vita.

Per questo è richiesta una certa educazione e lei transige su tutto ma su quella proprio no.

Quando i bambini che sono i miei prediletti entrano qui pretendo che mi dicano almeno buongiorno, poi io li coccolo e non li faccio mai uscire senza aver prima regalato loro un giocattolo. Ciò che non sopporto è l’arroganza di chi alla Casa Matta si comporta come fosse a casa sua mettendo tutto in disordine e pretendendo di portar via la roba più bella senza nemmeno fare un’offerta. Ci sono tanti finti poveri che vengono qui tentando furbescamente di appropriarsi delle cose per poi magari venderle. Quando ero giovane di questi personaggi ne ho incontrati molti e già vent’anni fa sostenevo che ciò avrebbe portato l’Italia alla deriva. Le cose che noi diamo agli enti di beneficenza il più delle volte vengono rivendute, di questo dobbiamo avere consapevolezza.

E veniamo al tema degli immigrati

Sì, qui ne vengono tanti, io li conosco tutti per nome e con loro ho anche un rapporto scherzoso, di confidenza e familiarità. Però proprio perché li conosco so che tra loro ce ne sono alcuni che non hanno alcun rispetto per il nostro Paese riguardo al quale non sentono di avere doveri ma piuttosto soltanto diritti. Diritti che invece sono negati alle nostre famiglie che sempre più si stanno impoverendo. In questi giorni in tanti mi chiamano perché non sono in grado di acquistare il materiale scolastico per i propri figli o peggio ancora non sanno cosa dar loro da mangiare. La scorsa vigilia di Natale la Casa Matta ha provveduto a dare riparo e un pasto caldo ad una famiglia di sei persone che erano state sfrattate perché non potevano più pagare l’affitto. Queste cose accadono perché fa più comodo pensare di lavarsi la coscienza aiutando da lontano, magari portando una borsa di panni ad un ente di beneficenza. Metterci la faccia e frequentare di persona i luoghi dove chi ha bisogno si può incontrare in carne ed ossa spesso è più difficile ma tanto più utile e bello.

Così la Casa Matta con i suoi tanti sostenitori, quasi un migliaio, forma una lega contro le ingiustizie del mondo.

Mi è sempre piaciuto pensare in grande e sì, facciamo il nostro meglio per dare una mano. E siccome il nostro impegno è autentico non accettiamo di aiutare chi ha bisogno per finta. Per gli altri ci sono vestiti, borse, scarpe, libri, giochi, quadri e tanta umanità.

E’ proprio vero che “la mente è il più capriccioso degli insetti: che svolazza inquieta, si agita, batte le ali”. Grazie Gloria, grazie Casa Matta!