Santa Sofia torna moschea e Milli Gorus esulta. Milano dà un luogo di culto ai turchi integralisti

Milano. La Turchia islamista si riprende Santa Sofia. «Il desiderio è stato esaudito». «Milli Gorus» esulta così nel giorno in cui la basilica – per volontà del regime – torna a essere moschea, col Consiglio di Stato di Ankara che annulla la sua destinazione a museo – il più visitato del Paese – e il presidente-rais Recep Tayyip Erdogan che ne ordina la riconversione al culto. «Che l’anima del Sultano Fatih sia benedetta», festeggia Milli Gorus, evocando l’assedio di Costantinopoli che nel 1453 segnò la conquista ottomana della città e la fine dell’Impero romano d’oriente. Allora fu celebrata l’ultima messa in quella che per 916 anni fu cattedrale cristiana, e poi per 480 anni è stata moschea, prima che la Repubblica laica di Kemal Ataturk decidesse di destinarla alla cultura.

Il movimento Milli Gorus, mix di nazionalismo e islamismo, è stato fondato da Necmettin Erbakan, maestro di Erdogan e inventore dell’islam politico turco. La coincidenza non passa inosservata: questa Milli Gorus a Milano sta per realizzare una delle cinque moschee previste dal piano del Comune e guida coi suoi uomini il Coordinamento dei centri islamici che pubblicamente cita a piene mani il dialogo interreligioso, valore che a Istanbul oggi viene pesantemente compromesso.

La riconsacrazione a moschea di Santa Sofia è un atto dal valore simbolico epocale, una sfida che Erdogan lancia al mondo cristiano e all’Europa, ispirandosi al disegno di una Turchia leader del mondo sunnita. Il governo greco si è ribellato, quello tedesco si è detto rammaricato, il Papa ha preso posizione, manifestando un «grande dolore» che è stato condiviso dal Patriarcato di Mosca. Lo stesso ha fatto la Chiesa caldea, mentre la Conferenza delle chiese europee, scrivendo all’Ue (già contraria) ha avvertito che «tale azione creerebbe potenzialmente terreno fertile per l’odio religioso».

Presto la prima preghiera, Santa Sofia intanto passa dal ministero della cultura al dipartimento degli Affari religiosi, la discussa Diyanet che fa da regista a una forte penetrazione religiosa e politica in Europa. Le autorità turche si sono impegnate a rispettare i tesori cristiani di Santa Sofia: mosaici e affreschi bizantini saranno coperti durante la preghiera, ma le proteste non si sono placate. Pochi giorni fa la anche Lega ha manifestato a Milano davanti al consolato turco, con il suo leader, l’ex ministro Matteo Salvini.

A pochi chilometri da lì, con ogni probabilità, va avanti il progetto per la nuova moschea di via Maderna, dove già anni fa sono stati eseguiti lavori, poi bloccati e sanzionati. Via Maderna è in mano a Milli Gorus, che in Germania è sorvegliato speciale (inserito in una lista governativa come gruppo potenzialmente minaccioso per la democrazia) e in Italia è interlocutore accreditato delle istituzioni. La deputata milanese Federica Zanella di recente ha presentato un’interrogazione che manifesta preoccupazione, chiedendo chiarimenti al Viminale. Le ha risposto un altro milanese, il vice ministro Matteo Mauri: «Allo stato – ha detto – non sono emersi elementi informativi in ordine ad attuali attività investigative condotte dalle autorità tedesca».



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