Se la giustizia favorisce Casarini e i “compagni” dei centri sociali

Abbiamo già parlato nel dettaglio della sua attività movimentista.

La vicenda di Mare Jonio, è quindi solo l’ultima in ordine di tempo. Almeno dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Questo viene confermato pure mediante quanto pubblicato questa mattina dal quotidiano La Verità, che ha sottolineato l’esistenza di nove condanne definitive disposte in relazione a una serie di fattispecie. E poi ci sono le accuse dirette al contestatore, che vanno da presunti oltraggi a presunte interruzioni di servizio pubblico. Ci sarebbe, insomma, una certa tendenza a oltrepassare il limite consentito dalla legge. Viene sottolineato poi un altro particolare: se le condanne che riguardano il leader no global, quelle emesse mediante sentenza definitva, sono nove, due sono gli unici casi in cui Casarini ha scontato la pena comminata. Trattasi, in totale, di cinque mesi tra servizi sociali e domiciliari. Perché, ci si potrebbe chiedere, questa che sembrerebbe una vera e propria tendenza? Sempre secondo il giornale diretto da Belpietro, è possibile affermare che gli “indulti” e i “condoni” abbiano giocato un ruolo decisivo.

Poi ci sono i “compagni” dei centri sociali in cui la battaglia no global si è estesa idealisticamente nel corso del tempo. Alcuni dei quali, soprattutto il Pedro di Padova, sono legati alla formazione “culturale” e ideologica del nostro. E rispetto a questo secondo punto affrontato, il quadro si fa molto più complesso, perché sembrerebbe esistere una certa propensione a far sì che i casi giudiziari relativi a episodi di cui sono stati protagonisti dei militanti restino incagliati in primo grado: “Così – si legge sulla fonte citata – due mesi fa, esasperata dai continui rinvii, la Procura di Padova ha scritto una puntutissima missiva alla Corte d’appello di Venezia segnalando dei fascicoli pendenti da anni…”. Sciorinando i casi nei quali alcuni “compagni” del Pedro sono stati costretti ad avere a che fare con la giustizia, si possono porre in rilievo casi per cui le sentenze di primo grado sono state emesse quasi cinque anni fa. Una giustizia, per farla breve, che sembrerebbe procedere a passo di lumaca. Il Giornale.it