“Se non li bloccano sarà un’altra epidemia”

Che pensa di questi contagi tra i migranti che arrivano in Italia, professor Crisanti?

«Che sono un bel problema. Tutti, indistintamente, vanno testati subito con il tampone appena sbarcano o arrivano in Italia. Bisogna bloccare sul nascere le situazioni a rischio».

Altrimenti cosa può succede?

«Diffusione a macchia d’olio del virus, che non se n’è mai andato, non ce lo dimentichiamo».

Se uno scappa dai centri di accoglienza anche se in quarantena, come in Sicilia, diventa una bomba ad orologeria?

«Trasmette ad altre persone, ma dipende da quante ne incontra e dalla sua carica virale».

Se è un giovane asintomatico è meno pericoloso?

«Sono gli asintomatici i più infettivi. Purtroppo, molto spesso, le infezioni circolano tra i giovani che trasmettono e infettano. Gli anziani invece si ammalano».

Il caso dei migranti nel centro di accoglienza di Iesolo, dove hanno scoperto per caso che il 30% degli ospiti è positiva, non l’ha sorpresa un po’? É stata una svista della Regione che vanta il record di tamponi d’Italia?

«É un problema che riguarda i servizi territoriali. Ma so per certo che nei centri di accoglienza non si può accedere facilmente».

Come mai?

«Servono autorizzazioni dal ministero dell’interno. Noi in passato avevamo fatto domanda di testare queste realtà ma da Roma non ci hanno mai autorizzato, o forse non ci hanno neppure risposto. E la cosa non ha avuto seguito. E quindi non siamo intervenuti. Era fine marzo».

Perché ha sentito la necessità di un controllo?

«Il virus non guarda in faccia nessuno e circola ovunque. Quindi dovevano essere testati pure i migranti. Non avevamo sospetti precisi, ma volevo monitorarli perché erano stati lasciati fuori dai controlli epidemiologici».

Oltre ai migranti chi è necessario controllare?

«Il ministro della Salute Speranza ha aggiornato il blocco dei paesi a cui è vietato l’accesso nel territorio italiano e concordo la scelta di prevenzione. Ma credo che non abbia incluso gli Usa. E penso sia un grave errore, visto che è il paese con più malati di Covid al mondo».

I rischi arrivano da oltre confine attualmente?

«Noi ci scandalizziamo che un migrante sia positivo ma della pandemia dobbiamo solo ringraziare i cinesi che hanno ritardato la comunicazione dei dati e che hanno favorito il virus prima del blocco dei voli. Io non me le dimentico le drammatiche settimane di febbraio».

Però i contagi si sono drasticamente ridotti, sarà il caldo?

«Non lo sa nessuno. Di certo il virus non è morto. Continua a circolare. E non si sa quanto sottotraccia. Non so se stiamo testando le persone giuste».

A chi si riferisce?

«In Veneto, per esempio, i tamponi sono quasi tutti fatti al personale ospedaliero che è molto protetto. E non sono molto significative. In questo momento non stiamo facendo un campionamento della popolazione».

Che succederà in autunno?

«Non ci rendiamo conto che possono esserci tanti casi positivi asintomatici in circolazione che si accumulano e che poi possono creare grossi problemi di diffusione del virus».



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