Sea Eye è in “rotta di evasione” a 15 miglia a largo di Lampedusa. E Salvini fa pattugliare il mare

Lo ha deciso il Viminale, che ieri sera ha diramato una direttiva per cooordinare i “controlli sulla frontiera marittima”. Tradotto: il tratto di mare di fronte a Lampedusa viene pattugliato “dalle forze dell’ordine e della Difesa” per impedire che l’Ong forzi il blocco imposto dalla politica dei porti chiusi di Salvini.

“Altre vite messe a rischio da una Ong straniera”, ripete il ministro dell’Interno da due giorni, quando la nave umanitaria tedesca ha recuperato 64 immigrati al largo delle coste della Libia e ha subito puntato la prua in “direzione Italia”. Una mossa che ha irritato e non poco gli esponenti del governo italiano per l’ennesima puntata di un lungo scontro tra istituzioni e Ong. Dopo lo sbarco di Mediterranea Saving Humans di poche settimane fa, Salvini aveva diramato una direttiva per “fermare le azioni illegali delle Ong”. Il messaggio era chiaro, ma non sembra essere arrivato a destinazione. Sea Eye ha continuato a pattugliare le coste libiche (nonostante l’invito della Marina di Tripoli a non intromettersi) e due giorni fa ha recuperato 64 migranti. “Ora Italia e Malta assegnino loro un porto sicuro, chiedeva l’Ong dei centri sociali guidata da Luca Casarini. “Le autorità italiane – assicura però il Viminale – non hanno in alcun momento assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso che sono avvenute ben al di fuori della zona Sar di responsabilità italiana”. Quindi Alan Kurdi resti al largo o trovi un’altra soluzione: non spetta a noi l’accoglienza. “Chiede un porto sicuro? Bene, vada ad Amburgo” è la linea di Salvini che ieri, durante il G7 a Parigi, ha chiesto al ministro di Berlino di assumersi la responsabilità sulla nave in quanto battente bandiera tedesca. Peccato che la Alan Kurdi abbia comunque fatto rotta verso Lampedusa, “forzando” il blocco imposto dal Viminale.

Attualmente Sea Eye si trova a 15 miglia a Sud Est dell’isola, al di fuori delle acque territoriali italiane (12 miglia). “A bordo ci sono 64 persone salvate e 17 membri dell’equipaggio”, spiega la Ong tedesca. Ieri sera, intorno alle 22, era “ancora in rotta di evasione” per trovare riparo dal maltempo. “C’è una neonata di undici mesi a bordo, raffiche di vento a 50 chilometri orari e onde alte due metri”, lamentano gli operatori a bordo. Ma l’Italia per ora non cede. Il tratto di mare è pattugliato dalle navi italiane e la Alan Kurdi è costretta a fare su e giù (tecnicamente si chiama “pendolamento”) in attesa “di una soluzione politica”.

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