Semplificazioni, lo ammette anche il ministro. Non c’è ancora il testo della “riforma madre”

Il premier Conte aveva convocato la conferenza stampa per annunciare che la «madre di tutte le riforme» era cosa fatta, al netto di quel «salvo intese» diventato il bollino di ogni provvedimento varato dal governo giallorosso. Ma il decreto semplificazioni invece ancora non c’è, nonostante il via libera in consiglio dei ministri. Durante il quale le distanze su alcuni nodi erano ancora insuperabili tanto che dopo ore di discussione alle cinque del mattino il premier ne ha demandato lo scioglimento ai «tecnici». Ecco che allora il testo sarà pronto solo tra qualche giorno, conferma anche la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. Un film già visto su altri decreti annunciati in conferenze stampa anche se non ancora pronti per la Gazzetta ufficiale. Il dl semplificazioni che Conte ha voluto «chiudere» in fretta per rivendicarlo in Europa in vista del dibattito sul Recovery Fund sarà, forse, definito davvero «nel giro di 2-3 giorni», dice De Micheli. «Già ieri abbiamo lavorato, ci sono le condizioni per arrivare alla chiusura in pochi giorni. Il presidente del consiglio è fuori ed è bene che ci sia anche lui», aggiunge precisando che in cdm c’era «un clima positivo».

E «tempi brevi» assicura anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà: «Abbiamo chiuso il Cdm alle 5 del mattino l’altro giorno, ora ci sono da mettere insieme una serie di rilevi tecnici portati in Cdm e da mettere insieme. Ci vorrà qualche giorno e poi finalmente diverrà legge. Credo che nelle prossime ore vedrà la luce e sarà una grande rivoluzione per il nostro Paese». La ministra assicura anche l’immediata applicazione delle nuove norme per sbloccare le infrastrutture: «I primi 2 articoli sono per le stazioni appaltanti e sono autoapplicatrici: non serve decreto le norme potranno essere usate il giorno dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale». Ieri sera intanto ok della Camera alla fiducia sul dl Rilancio con 318 sì.

Ma Forza Italia attacca, con Giorgio Mulè che ricorda che i tempi rischiano di essere molto più lunghi: «Agli annunci devono seguire i fatti. Non mi fido di un governo incapace di attuare quello che dice di fare. Tutti i decreti legati al Covid 19 prevedono 165 decreti attuativi: significa che le misure previste sono efficaci solo quando vengono emanati i decreti ministeriali. A oggi di questi 165 decreti attuativi ne sono stati firmati il 19% mentre 7 sono già decaduti. La realtà dei fatti è tutta in questi numeri che certificano come delle 130 opere strategiche annunciate dal governo, tra cui rientrano contraddizioni in termini come la Gronda o l’Alta Velocità, non ne verrà completata nessuna». Il leader della Lega Matteo Salvini prende le ultime fosche previsioni sul Pil e parla di dati che «chiedono coraggio. Lo sblocca cantieri è solo una piccola parte. Viene sospesa la normativa per gli appalti di un anno, ma occorre azzerare il codice degli appalti per almeno 5 anni per dare ossigeno a sindaci e imprese. Occorrerebbe poi il coraggio di intervenire pesantemente anche sul piano fiscale».



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