Separazione delle carriere. Allarme di Fi sulla riforma

Milano. L’allarme lo lancia Enrico Costa, responsabile Giustizia di Forza Italia e uno degli alfieri delle riforme più garantiste che cercano di farsi strada in Parlamento. Una di queste riguarda la separazione delle carriere, cavallo di battaglia degli azzurri, ma non solo. La proposta di legge in questione, infatti, è di iniziativa popolare. Più che altro sono state le camere penali, ossia gli avvocati, a raccogliere le firme necessarie per introdurre nel nostro sistema la separazione delle carriere. Forza Italia, attraverso Enrico Costa, l’ha tradotta in provvedimento e ha faticato per calendarizzarne la discussione. Tutto ok. Gli azzurri hanno ottenuto che a fine luglio si aprisse il dibattito alla Camera.

Ma c’è un ma. E lo spiega Costa: «Il 27 luglio in aula è prevista la discussione della proposta di legge sulla separazione delle carriere dei magistrati ed è davvero sorprendente verificare che il tema separazione delle carriere sia sparito dall’ordine del giorno della commissione Affari costituzionali». Sbianchettata. «Invitiamo la maggioranza a non fare scherzetti dilatori o, peggio ancora a provare a soffocare il testo nella culla della commissione». L’onorevole azzurro attacca i giallorossi: «Il Paese aspetta da anni questa riforma di civiltà: alla maggioranza giallorossa interessano solo legge elettorale, omofobia e conflitto d’interessi, lo abbiamo capito. Ma non compete al presidente della Commissione affari costituzionali decidere se svolgere o meno il dibattito sulla separazione delle carriere. Poiché il testo dal 27 sarà in aula, è un suo preciso dovere inserire il punto all’ordine del giorno della Commissione».

I penalisti, che sponsorizzano fortemente il provvedimento, sono in allarme: « i penalisti sottolineano: «Settantaquattromila cittadini italiani hanno firmato per chiedere l’introduzione di questa riforma costituzionale, l’unica riforma che può rendere i pubblici ministeri indipendenti dalla politica e rendere i giudici indipendenti dai pubblici ministeri»



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