Sotto processo la linea morbida di Bergoglio verso l’Islam

Padre Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, è la vera eminenza grigia di questo pontificato e dunque la sua interpretazione di quanto avvenuto in Sri Lanka inevitabilmente viene letta come quella ufficiale della Santa Sede. Dunque, la parola d’ordine è: parlare genericamente di terrorismo senza mai indicare l’islam; non sottolineare troppo che le vittime sono cristiane, e cattoliche in particolare; indicare che l’obiettivo del terrorismo sono tutte le religioni e la loro convivenza.

«Analisi fasulla, superficiale e totalmente ipocrita», è uno dei commenti più gentili; «Dare notizie fasulle è grave, da lei è inaccettabile. I morti in Sri Lanka erano cristiani e gli assassini musulmani. Si informi»; e così via, e ogni tentativo di replica del direttore della Civiltà Cattolica moltiplica lo sdegno dei suoi interlocutori. Del resto, l’approccio di padre Spadaro viene replicato dagli altri uomini più vicini a Papa Francesco: Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, non nomina l’islam e si riferisce a non meglio identificati «fanatici anticristiani»; Alberto Melloni su Repubblica addirittura invita a non fare comparazioni tra vittime, essendo che tutte le religioni hanno da farsi perdonare qualcosa. E quindi ecco sullo stesso piano «la pulizia etnica dei cristiani nell’ex Jugoslavia e quella dei buddisti del Myanmar, la violenza nazionalista dei cattolici di Irlanda, e quella degli ortodossi di Ucraina», come se tutto fosse la stessa cosa. E anche Vatican News, il portale ufficiale della comunicazione vaticana guidato da Andrea Tornielli, è attento a non enfatizzare la matrice islamica dell’attentato e puntare piuttosto sull’obiettivo che sarebbe quello di distruggere la convivenza fra religioni.

Tutto è, del resto, sulla linea di quanto più volte ripetuto da Papa Francesco: l’islam è una religione di pace, tutte le religioni hanno i loro fondamentalisti, si deve cercare ciò che ci unisce con tutte le religioni. «Il Papa sbaglia disse giusto due anni fa un gesuita egiziano, grande esperto di islam, quale è padre Samir Khalil Samir -, ha detto spesso che l’islam è una religione di pace e questo è un errore, semplicemente». Il dialogo con l’islam è certamente necessario, disse allora ai giornalisti padre Samir, che al tempo insegnava a Roma, e sicuramente molti musulmani vogliono la pace e ovviamente non tutti i musulmani sono potenziali terroristi, «ma non posso leggere il Corano e pretendere che sia un libro il cui orientamento è la pace. E neppure la Sunna, il libro dei detti e delle gesta di Maometto». Padre Samir aveva già detto queste cose direttamente al Papa, in un colloquio privato, ma la sua opinione non deve essere stata molto gradita visto che nel giro di poco tempo fu rimandato in Egitto.

Più recentemente, l’Osservatorio internazionale del cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa ha dedicato un Rapporto proprio al problema del confronto con l’islam, mettendo in risalto che «la religione islamica è un fatto politico, lo è stato fin dall’inizio e lo sarà sempre», per cui circoscrivere il rapporto con l’islam all’interno del dialogo interreligioso è semplicemente inadeguato e foriero di grossi guai.

Tra la linea imposta dalla Santa Sede e il sentire di gran parte del mondo cattolico le posizioni sono dunque diametralmente opposte e a ogni attentato anti-cristiano per mano islamica i mal di pancia crescono; e i goffi tentativi di padre Spadaro e soci di occultare la realtà che si presenta con tanta evidenza fanno solo salire lo sdegno di un popolo che si sente abbandonato. Il Giornale.it