Tasse, no del Tesoro al rinvio. Lunedì salasso da 8,4 miliardi

Nessuna proroga dei versamenti delle imposte: il 20 luglio dovranno essere pagati il saldo 2019 e l’acconto 2020 delle imposte dirette per imprese e partite Iva. Nonostante la timida apertura del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, all’appello lanciato dai commercialisti oberati dalle pratiche, il ministero dell’Economia ha ribadito ieri il proprio «no». L’ingrato compito è toccato in sorte al sottosegretario Alessio Villarosa che, rispondendo a un’interpellanza, ha dichiarato che «l’ulteriore proroga inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di aggiornamento al Def, che deve essere presentata al Parlamento entro fine settembre». Rinviare i versamenti al 30 settembre (come avvenuto lo scorso anno per il ritardo nell’elaborazione degli Isa) «non consentirebbe di avere il quadro completo in vista della prossima manovra», ha proseguito l’esponente pentastellato, evidenziando che «il flusso di cassa del quale si chiede la sospensione corrisponde, secondo le previsioni, a circa 8,4 miliardi». Risorse necessarie visto che tutta la liquidità (in deficit) è stata spesa nei sussidi a pioggia del dl Rilancio e che il nuovo scostamento da 15-20 miliardi è già impegnato per ristorare i Comuni delle mancate entrate per la soppressione di alcuni tributi e per rifinanziare la Cigs.

Molto irritate le opposizioni. «L’esecutivo se ne infischia della crisi, se ne infischia dei tanti cittadini in enorme difficoltà: vuole le tasse, le vuole tutte e subito», ha affermato in una nota Mariastella Gelmini, capogruppo di Fi alla Camera.

Le speranze residue dei contribuenti per un alleggerimento del peso del fisco sono affidate alla riforma fiscale di cui proprio il ministro dell’Economia Gualtieri ieri ha tracciato alcuni punti. Le direttrici saranno la riduzione dell’Irpef sul lavoro e l’introduzione dal 2021 dell’assegno unico per sostenere le famiglie con figli. Per quanto gli obiettivi possano sembrare rassicuranti, le coperture finanziarie lo sono assai meno, in quanto è prevista un’ulteriore stretta antievasione e un riordino degli sconti fiscali, incluse anche le detrazioni per figli a carico che valgono 8,2 miliardi e gli assegni familiari (5,9 miliardi). Unica consolazione è la promessa che «non ci sarà la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa», ha detto il ministro.

Troppo poco e troppo tardi per un Paese sull’orlo del collasso. Nel secondo trimestre 2020 il Pil italiano, a causa della pandemia, si è ridotto del 22,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È quanto specifica la Congiuntura dell’Ufficio studi Confcommercio secondo cui «pur in presenza di un tessuto imprenditoriale vivace e coraggioso», la lenta ripresa delle attività comporterà una flessione del prodotto interno lordo compresa tra 9 e il 10 per cento. L’indicatore dei consumi di Confcommercio ha registrato a giugno una flessione annua del 15,2 per cento. «Le perdite di fatturato e reddito sono ingenti, soprattutto per la filiera turistica, i trasporti e l’intrattenimento. È necessario incentivare la ripresa dei consumi attraverso una politica fiscale più coraggiosa, strada obbligata per ridare ossigeno alle imprese e salvare l’occupazione», ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Invocando proprio quel «coraggio» che al Tesoro sembra difettare nonostante anche l’Istat abbia certificato che nel trimestre marzo-maggio il fatturato e gli ordinativi dell’industria si siano contratti del 33 e del 36,3% annuo. Oltre un terzo dei ricavi sono già sfumati, ma due mesi in più di tregua fiscale non si possono concedere.



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