Tensioni in Regione Veneto. Crisanti pronto a lasciare: “Viene tradito un modello”

Andrea Crisanti, il professore fautore del modello Veneto, starebbe per lasciare il Comitato scientifico della Regione. Il suo modello sarebbe stato tradito. E il traditore in questione sarebbe il governatore del Veneto, Luca Zaia che, a suo dire, avrebbe deciso di affidarsi a esperti che dicono che il virus è morto. Almeno questa è la versione data dal virologo che da settimane non nasconde più il proprio malumore per la gestione della “fase 2”.

Siamo alla fine?

Come riportato da Il Messaggero, Crisanti ancora non avrebbe chiuso la porta, ma l’idea sembra proprio essere ormai quella. Per capire meglio cosa stia accadendo tra Zaia e il professore dobbiamo ripercorrere la situazione relativa agli ultimi tre giorni. Giovedì sono stati registrati 29 nuovi casi, venerdì 55 e ieri, sabato 18 luglio, si è arrivati a 34. La cosa che preoccupa maggiormente è il valore dell’Rt che, come comunicato nel report dell’Iss, risulta essere adesso il più alto d’Italia, 1,6, che va a superare la soglia limite di 1. Con Il veneto anche altre cinque regioni considerate a rischio: la Lombardia, la Toscana, il Lazio, l’Emilia Romagna e il Piemonte, che sono però più distanziate.

Ecco il cambio totale

Quando il giornalista chiede a Crisanti cosa sia successo, questi spiega: “C’è stato un cambio totale di politica della Regione. Da quando ho avuto quelle polemiche con Zaia, tutto è cambiato. Non dimentichi che due dei principali consiglieri del presidente sono tra coloro che hanno detto che il virus è morto. Tutto questo ha delle conseguenze, indirizza scelte, comportamenti”. A detta del professore le esigenze della politica avrebbero avuto la meglio su quelle della scienza. Segnali contraddittori che non hanno portato alla prudenza e alla responsabilità. Fino a dire che il virus è morto. E sui casi di importazione Crisanti ha detto di avere chiesto alla regione di monitorare le comunità dei richiedenti asilo, senza però ottenere risposta. Non va bene neanche in Emilia Romagna, vicina al veneto, ma lì, a suo parere, la situazione è diversa: “In Emilia Romagna hanno gestito molto bene i focolai, penso a quello della Bartolini. In Veneto si sta dando la colpa agli immigrati, ma ci sono anche tantissimi italiani contagiati. Noi a Padova, per Covid-19, abbiamo il reparto pieno”. Adesso sarebbero 20 i posti occupati per coronavirus, mentre due settimane fa era tutto libero. L’aumento dei ricoveri si spiegherebbe con l’aumento del contagio.

Rottura Crisanti-Zaia

Una volta usciti dal lockdown, ha spiegato Crisanti, le condizioni in Veneto erano favorevoli, poi però qualcosa è cambiato.“L’8 marzo mandai un messaggio a Zaia per spiegare che i dati analizzati a Vo’ indicavano che, bloccando la diffusione del virus, diminuiva anche l’incidenza. Mi viene da ridere quando qualcuno dice che il virus ha perso forza. Se circola meno, più difficilmente raggiunge i soggetti più fragili. E circolando meno, scende la carica virale. Ma se tornano ad aumentare i contagi, tornano i casi gravi. Lo avevo detto l’8 marzo” ha ribadito l’esperto. Crisanti è certo che Zaia sia cambiato, “evidentemente gli ha dato fastidio la mia popolarità e ha voluto attribuire ad altri meriti che non erano loro. Ma non voglio essere associato alle cose che stanno succedendo oggi, il Veneto sta seguendo una linea opposta a quella in cui credo”. Zaia sarebbe quindi geloso di Crisanti? Intanto il professore avverte che dobbiamo resistere ancora cinque, sei mesi, prima che anticorpi monoclonali o vaccino ci possano aiutare. E che alla popolazione va detta la verità.



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