Tim Burton, sono un outsider che sogna

La parola che dice più spesso è sono un outsider, sono sempre stato un diverso. A dirlo è un artista che proprio su questo ha costruito quasi tutti i suoi film: ovvero Tim Burton il regista di EDWARD MANI DI FORBICE e DUMBO che alla Festa di Roma riceverà stasera il premio alla carriera.
Di cosa ha paura Tim Burton regista de LA SPOSA CADAVERE? “Ho paura – dice con convinzione – di stare qui a rispondere alle domande, stanotte non ho dormito per questo”.
Ma dall’incontro di oggi tante le considerazioni da parte del regista americano anche se espresse a poco più di monosillabi.
Fare un sequel di Dumbo (ultimo suo film che risale al 2019)? “Mai. Disney in quel caso mi ha fatto sentire a me Dumbo, mi è venuto un esaurimento nervoso dopo quell’esperienza”.
E sempre sulla Disney, evidentemente da lui poca amata, torna a parlarne quando racconta la sua esperienza da ragazzo come disegnatore: “L’animazione Disney anni Ottanta era davvero orribile – dice – mi ricordo quei giorni bui in cui ci ho lavorato. C’erano allora persone di enorme talento, tutte mal utilizzate che poi, non a caso, hanno creato il mondo Pixar. Io poi non è che fossi molto bravo a disegnare, la mia volpe dicevano che sembrava fosse stata travolta da un auto”.
Vestito di nero, e non poteva essere altrimenti, Burton scherza anche sull’ Oscar da lui mai preso: “Non so perché non l’ho mai avuto – dice subito -, però in compenso ho avuto un Golden Globe”. E poi aggiunge ridendo: “No non è vero. Non ho avuto neppure quello, ma solo una nomination”.
Per il regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore, animatore e disegnatore statunitense oggi è la volta della sua prima serie tv: WEDNESDAY ADDAMS che sta girando tra i castelli della Romania.
Se gli si chiede di ‘inclusione’ replica subito: “Mi sono sempre reputato diverso fuori dagli schemi e io negli anni non ho mai cambiato la mia prospettiva, ma una cosa é certa fare il comico oggi non deve essere affatto facile. Non puoi dire nulla perché se no rischi grosso”.
Certo che farebbe lavorare ancora il suo attore-feticcio Johnny Depp messo alla porta da Hollywood per ragioni private: “Non vivo più ad Hollywood, me ne sono andato molti anni fa. Lui resta comunque un amico e tengo molto a lui”.
Quale è il personaggio dei suoi a cui si sente più vicino? “Sicuramente Edward, mi sento un po’ come lui, appunto un ousider, diverso dagli altri. Ho sempre sognato ad occhi aperti.
A volte per trovare ispirazione o vado in un bar a bere qualcosa o mi metto a guardare il cielo, o gli alberi, cercando di vederci qualcosa che non avevo mai visto prima”.
Una sola considerazione finale, Burton batte Tarantino: due a zero. E questo per quanto riguarda l’accoglienza del pubblico. È record di assalto di ragazzi e ragazze pronti a tutto per un suo autografo che , prima dell’incontro ravvicinato, gli hanno dedicato anche una lunga standing ovation.
In vantaggio il padre del cinema gotico e horror anche per quanto riguarda la consegna del premio alla carriera. Se a Tarantino lo aveva dato Dario Argento, a Burton sono toccati ben tre premi Oscar come Gabriella Pescucci, Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti.


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