Toninelli, ex ministro a suo insaputa

Non c’ero. Se c’ero dormivo. E comunque sono Danilo Toninelli! Tutti i disastri e le gaffe che ho seminato in vita mia conteranno qualcosa, sì o no? Fanno curriculum. Deve aver pensato più o meno così, l’ineffabile ex ministro delle infrastrutture, leggendo sui giornali quello che ha combinato. Ovviamente a sua insaputa, perché lui quella lettera non la ha mai vista. Mai. Il 5 febbraio 2019, come rivelato due giorni fa, il ministero delle Infrastrutture spedisce una nota indirizzata al commissario per la ricostruzione del ponte Morandi.
Nella missiva, in soldoni, si dice questo: quando il ponte sarà ultimato le chiavi verranno riconsegnate a chi ha la concessione del viadotto. Dunque ai Benetton. Toninelli leggendo la notizia, ne siamo certi, si è indignato, ha battuto i pugni sul tavolo digrignando i denti e ha maledetto quel disgraziato – sicuramente un lobbista corrotto -, che ha rinnovato l’appalto a quegli sporchi capitalisti. Poi, il dubbio. Il sospetto. Ma sono stato io? Magari avrà anche cercato prove e controprove su Wikipedia, ma il responso è incontrovertibile: tra il 2018 e il 2019 il ministero delle Infrastrutture (ahinoi) è stato proprio lui: Danilo Toninelli da Cremona, ex ufficiale di complemento dell’Arma dei Carabinieri ed ex assicuratore. Attualmente parlamentare del Movimento Cinque Stelle attenzionato da folle inferocite che lo inseguono per la Capitale, nel tentativo di spedirlo in quel posto dove Grillo voleva mandare tutti i politici che gli stavano sulle scatole. Così, un po’ per volta, deve aver messo insieme i pezzi del puzzle e ricostruito la vicenda della quale, non stentiamo a crederci, non aveva intuito le estreme conseguenze.
Deve essere stato uno choc, un po’ come quando un adolescente che ha fatto troppa baldoria si sveglia la domenica mattina dimentico delle scorribande della sera precedente. Con la differenza che i postumi della sbornia da potere non sono due vuoti di bottiglia, ma una concessione rinnovata all’arcinemico Benetton. Così Toninelli rimugina una strategia difensiva. Pensa e ripensa e alla fine trova la soluzione: «io non ne so niente«. Beh, ci sta. Era solo il ministro delle Infrastrutture, normale che non sapesse nulla di quello che decideva il suo dicastero, specialmente su un faldone così delicato. «È una notizia falsa che sia stato io, quando ero ministro, a mettere le basi per il Ponte di Genova ai Benetton, è una stupidaggine galattica», spiega Toninelli a Radio24 dall’astronave che lo sta traducendo su Marte. E poi il colpo di genio, un grande classico: lo scaricabarile. «I funzionari del Ministero hanno costanti interlocuzioni con gli organi amministrativi con i quali hanno rapporto, in questo caso la struttura commissariale per la ricostruzione del Morandi. Queste interlocuzioni non passano sulla mia scrivania, io non ho mai visto la lettera del 5 febbraio 2019».
Probabilmente sulla sua scrivania passava la Settimana Enigmistica e i documenti importanti se li prendeva il primo travet che passava di lì. Ma, al netto della surreale ricostruzione, Toninelli ammette di essere stato un ministro allo sbando, senza cognizione di quello che facevano lui e il suo staff: è il frutto amaro dell’incompetenza al potere, dell’idea grillina che tutti possano fare tutto, al di là della loro reale preparazione. Toninelli reo confesso è stato dunque ministro a sua insaputa, inconsapevole di tutto. Ma purtroppo noi ce ne siamo accorti, eccome.



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