Un manuale di 411 pagine per pagare le tasse allo Stato

Il governo ha un problema con le scadenze. A pensare bene verrebbe da dire che la fretta di semplificare sia stata una cattiva consigliera e abbia provocato complicazioni extra. Chi pensa male sostiene, invece, che nemmeno dopo le due peggiori crisi economiche della Repubblica la politica si è decisa a trasformare la Pubblica amministrazione e il fisco in strumenti al servizio dei cittadini.

La misura di questo fenomeno la dà l’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate dedicata alla prossima dichiarazione dei redditi. L’edizione 2020 della «Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche», relativa all’anno di imposta 2019, è un tomo che conta 411 pagine.

Erano 360 l’anno scorso e 324 nell’edizione 2017. Ogni anno, insomma, il contribuente (o più verosimilmente l’intermediario) deve leggersi una trentina di pagine in più.

Il problema relativo all’ultima edizione è che la guida è stata emanata una settimana fa. È datata 8 luglio 2020. «Peccato che la prima scadenza di versamento per le persone fisiche fosse lo scorso 30 giugno», rileva Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.

Ancora una volta la tentazione di pensare male prevale e le istruzioni ex-post sembrano un invito al contribuente a non rispettare la scadenza ufficiale. Un po’ come per il mancato rinvio dei versamenti del 20 luglio per i contribuenti Isa del quale si è occupato il Giornale il 13 luglio. «Il giochino del rinvio, fatto ex post, che agevola chi attende, certo che tutto verrà prorogato», spiega il presidente dei giovani Commercialisti.

Vero che nell’ultima edizione della guida ci sono le misure per l’emergenza Covid da spiegare, anche per questo la guida si è arricchita di 90 pagine in soli tre anni. Ma è anche vero che in tempi di crisi, con imprese e famiglie concentrate su come ripartire dopo mesi di lockdown, ci si sarebbe aspettati uno snellimento delle procedure.

«Hanno fatto tutto tranne che semplificare – aggiunge De Lise – hanno creato confusione, facendo annunci ai quali non sono seguite leggi. Così si crea una distonia comunicativa che danneggia tutti».

Il riferimento è anche al superbonus al 110%, un altro provvedimento annunciato dal governo, forse il principale del decreto Rilancio. È entrato in vigore nonostante manchino le leggi e i regolamenti che lo rendono esecutivo. Peggio del «salvo intese», insomma.

Dal primo luglio si possono eseguire i lavori di ristrutturazione che migliorino la resistenza ai terremoti o incrementino di due classi energetiche l’edificio di prime case e condomìni. Ci sono paletti rigidissimi previsti dal decreto rilancio. Confermati dalle bozze di decreto attuativo.

Se per il vecchio ecobonus del 50% bastava un pagamento con un bonifico specifico, il superbonus è una gimcana di otto passaggi che metterebbero in difficoltà l’ufficio appalti di una multinazionale. La richiesta depositata in Comune, in doppia copia, la «relazione tecnica di progetto» che garantisca il risparmio energetico. Poi c’è «l’asseverazione» di un tecnico abilitato che l’intervento risponde a tutti i requisiti previsti. Terzo: un attestato di prestazione energetica. Quarto: «acquisire ove previsto, la certificazione del fornitore delle valvole termostatiche a bassa inerzia termica». Poi si può finalmente pagare tramite bonifico «parlante». Se i lavori sono effettuati su un condomìnio serve la delibera assembleare e della tabella millesimale di ripartizione delle spese. Una volta pagato, bisogna occuparsi di informare l’Enea (Ente nazionale per l’energia) e mandargli «l’asseverazione» e la «ricevuta informatica». Il tutto entro 90 giorni. Il governo è inflessibile sulle scadenze. Quelle dei contribuenti, non le sue.



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