Una lettera inchioda Toninelli. Ma Conte ora è sul patibolo

I Cinque Stelle strepitano per il secondo giorno di fila e cominciano a mettere in discussione il premier Giuseppe Conte. Il ragionamento è questo: «Lì lo abbiamo messo noi e se non decidesse per la revoca della concessione ai Benetton allora potremmo pensare anche di metterlo in discussione». Dai meandri del gruppo parlamentare fino ai vertici, la sensazione è che Conte non sia più insostituibile, a maggior ragione nel caso continuasse a tentennare su Autostrade per l’Italia. E circolano voci su un Luigi Di Maio già pronto a tentare di raccoglierne il testimone in cambio di un’accettazione dello schema duraturo di alleanza con il Pd, a partire dalle amministrative dell’anno prossimo. E soprattutto, sulla questione, è venuta a mancare la fiducia reciproca tra gli uomini di Palazzo Chigi e il M5s. Nella serata di mercoledì lo staff del presidente del Consiglio ha fatto sapere che nemmeno lo stesso Conte era informato sulla decisione di confermare la concessione ad Aspi per il Ponte Morandi. Nelle stesse ore, i Cinque Stelle facevano trapelare di essere stati tenuti all’oscuro della cosa proprio dal premier. La realtà, confidata mercoledì al Giornale da un deputato grillino, è che anche i pentastellati sapevano che era inevitabile la decisione di confermare la società dei Benetton nella gestione del Ponte Morandi. E la pistola fumante è una lettera del Ministero delle Infrastrutture datata 5 febbraio 2019, ministro Danilo Toninelli. Quello che è accaduto mercoledì era già scritto nero su bianco un anno e mezzo fa: «Al termine dei lavori l’infrastruttura in questione deve ritenersi riassorbita nel rapporto concessorio vigente al momento del trasferimento». Dunque, senza nuovo concessionario il ponte sul Polcevera rimane ai Benetton, ovvero il concessionario attuale.

Nella lettera del Mit a guida Toninelli viene spiegato che Aspi si sarebbe impegnata a sobbarcarsi i costi di demolizione e ricostruzione dell’opera «condizionatamente alla conferma che l’infrastruttura oggetto di ripristino al termine dei lavori sia consegnata dal Commissario straordinario a questo ministero, per essere dallo stesso contestualmente rimessa nella disponibilità del soggetto che, a quella data, sarà titolare della concessione». Ancora una volta gli uffici del ministero di Toninelli indicano la strada per quella che poi è stata la decisione del Mit della dem Paola De Micheli. Una scelta inevitabile, dato che la revoca urlata dai grillini ad oggi non c’è.

Ma Toninelli in un video su Facebook perde la testa contro il leader della Lega Matteo Salvini: «Ma dove c***o stavi? A Conte doveva essere dato l’indirizzo politico e tu non partecipavi alle riunioni perché te la facevi sotto. Perché alla fine Aspi e Benetton in qualche modo la Lega l’hanno finanziata. E tu facevi il duro davanti alla telecamera, ma nei fatti non hai mai voluto». Toninelli, deluso per non aver bissato il ministero, se la prende anche con il Pd: «Cosa aspettare, che interessi avete da nascondere?» La Toninelleide culmina con gli insulti: «Mi chiedo come abbiamo potuto allearci con un personaggio squallido e volgare come Salvini». Sceglie un video anche il viceministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni: «Via la concessione ai Benetton», dice. E conclude: «Lo dobbiamo ai genitori che hanno visto i propri figli morire tra le macerie del Ponte Morandi. Lo dobbiamo a tutti gli italiani che hanno diritto di stare tranquilli quando si mettono in viaggio». E si rivede Di Battista: «Revocare la concessione a chi per “incuria”, “omesso controllo”, “consapevole superficialità”, “brama di profitto” è responsabile di quei 43 morti è un dovere di uno Stato che ha come obiettivo la costruzione di un’identità nazionale». Dibba paragona Genova alla «strage impunita» di Ustica e titola così il post su Facebook: «Conta solo la revoca».



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