Una mancia ai “frugali”, intesa più vicina

Consiglio europeo e governo tedesco in pressing sui cosiddetti paesi frugali per arrivare a un compromesso sul Next Generation Fund (il recovery fund). Charles Michel, presidente del Consiglio Ue, quindi dell’organismo che rappresenta gli stati dell’Unione europea, nel corso dell’Ecofin ha di fatto sposato la proposta della Commissione sul Recovery Fund: 750 miliardi tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto, pari rispettivamente a 250 miliardi e 500 miliardi. Bilanciamento che non piace allo schieramento degli stati capeggiato da Olanda e Austria. Ai frugali Michel ha concesso un’apertura sugli «sconti» sui contributi europei. Mossa apprezzata da Vienna e dall’Olanda.

All’Ecofin c’è stato un appello del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz affinché si trovi un’intesa sul recovery fund già a luglio. E ha evocato il rischio che i mercati reagiscano a un mancato accordo al prossimo Consiglio europeo. «Gli operatori hanno bisogno di segnali forti da parte nostra, non possiamo non coronare di successo il nostro sforzo» di risposta alla crisi, ha detto in un chiaro messaggio ai frugali.

Il semestre europeo a guida tedesca dovrebbe quindi chiudere il piano di aiuti europei. Quelli immediati sono i prestiti Bei e i fondi Sure per gli ammortizzatori sociali che arriveranno alla fine dell’estate e che sono già stati in larga parte prenotati (100 miliardi richiesti fino ad ora). Poi c’è la nuova linea di credito del Mes, che l’Italia non vuole.

Dall’economia italiana ieri sono arrivati alcuni segnali positivi.

A maggio la produzione industriale è aumentata del 42,1% rispetto ad aprile. Ripresa concentrata sui beni strumentali e intermedi. Segno che le aziende stanno ricostituendo le scorte. Su base annua, tuttavia, si registra una flessione del 20,3 per cento. Una ripresa parziale, quindi.

Ma molto dipende dall’andamento dell’epidemia, come ha sottolineato Bankitalia nel bollettino economico trimestrale. Se il Covid resterà «sotto controllo» in Italia e a livello globale, il Pil italiano subirà una contrazione meno grave, del 9,5%. Con nuovi focolai si potrebbe arrivare a -13%. Secondo Bankitalia «l’approvazione e l’utilizzo efficace» degli strumenti europei potrebbero contribuire alla ripresa.



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