Uno Bianca: Eva Mikula ‘io abbandonata e senza protezione’

“Viviamo giorni dove i criminali stanno finendo di scontare le loro pene, ed io? La mia pena è infinita, è a vita; niente protezione, niente anonimato, niente risarcimento. Vivo nel baratro del mio passato, nascondendomi nell’oblio per affrontare e sconfiggere ogni giorno il pregiudizio dell’opinione pubblica, conquistare il mio quotidiano e dare speranza a quella dei miei figli”. Lo scrive Eva Mikula, all’epoca compagna di Fabio Savi, il ‘lungo’ della banda della Uno Bianca e l’unico non poliziotto del gruppo che dal 1987 al ’94 terrorizzo’ Emilia-Romagna e Marche, uccidendo 24 persone e ferendone 102. La donna romena, che ora vive tra Londra e l’Italia, torna a farsi viva con una lettera aperta, inviata all’ANSA e indirizzata all’allora pm di Rimini Daniele Paci e ai poliziotti Luciano Baglioni e Pietro Costanza.
    “Vi ricordate di me? Di Eva Mikula? Vi siete mai chiesti in questi 25 anni se è vittima, complice o sopravvissuta? Sicuramente no. Vi siete presi tutto il merito, certo, io sono di troppo dopo avermi spremuta come ‘un limone’ e abbandonata al mio destino. Una povera ragazza romena insignificante per la società italiana”.
    Lo Stato Italiano, prosegue in un altro passaggio, “ha risarcito i parenti delle vittime con miliardi di lire. Voi avete avuto i meriti e gradi. Ed io? Ero un personaggio scomodo sia per i buoni che per i cattivi, nulla è cambiato”. 

 “I parenti delle vittime – continua – mi giudicano moralmente complice e colpevole. La giustizia italiana (4 processi in Corte d’assise e 2 in appello ed 1 in Cassazione) ha dimostrato la mia estraneità ai crimini. La mia collaborazione, testimonianza, rischio vissuto e anni di vita dedicati per condannare i criminali, liberando anche degli innocenti… tutto è svanito nel nulla”. “Mettetevi una mano sulla coscienza, affinché sono ancora viva. Vi farebbe onore. Basta riprendere i fascicoli e le telefonate fra le varie procure di quella notte… 24 novembre 1994”. L’invito è di farlo “a nome delle vittime, a nome dei feriti e a nome dei innocenti come William, Peter Santagata & altri. Anche la mia vita vale qualcosa. Non cerco meriti anche se potrei pretendere molto. Vorrei comprensione, lealtà, considerazione e protezione”, aggiunge. “Ma quale Tipo Bianca? Quale bar? Quale licenza di pesca? Era il vicino di casa che non c’entrava nulla ma capisco che la cattura dei Savi va raccontata e giustificata in qualche modo per dare risposte al pubblico interesse”, dice ancora Mikula, con riferimento alle modalità di individuazione della banda. 
   


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