Vespa “asfalta” Speranza “Come si contagiano?”

L’imbarazzante braccio di ferro tra il ministro dei trasporti Paola De Micheli e il ministro della salute Roberto Speranza sulla gestione dei posti all’interno dei treni tiene banco e non potrebbe essere altrimenti. Migliaia i viaggiatori costretti a rimanere fermi per colpa del dietrofront della ministra pd, che in meno di ventiquattrore è passata dall’annunciare il ripristino della totalità dei posti a sedere al ritorno al distanziamento sociale. E la questione è talmente surreale che anche Bruno Vespa è intervenuto in merito.

Il quadro epidemiologico è mutato, vogliamo approfondire i sistemi di filtraggio“, così ha provato a giustificarsi Paola De Micheli ospite in collegamento ad Agorà su Rai 3. Una risposta che di fatto ha peggiorato la situazione, perché in molti si sono chiesti come il fantomatico “quadro” potesse essere cambiato a poche ore dall’annuncio del ritorno alla normalità sul tema politiche di viaggio sui treni. Ad indurla a fare un passo indietro sarebbe stato il ministro della salute Speranza, con il quale ci sarebbe stata una telefonata di “fuoco” dopo l’annuncio e il conseguente passo indietro sulla gestione treni.

Un vero e proprio pasticcio sul quale ha voluto puntare l’attenzione anche Bruno Vespa, che sui social network non si è risparmiato una sonora stoccata all’indirizzo di Roberto Speranza. Il conduttore di Porta a Porta, attraverso il suo profilo Twitter, si è prima interrogato sulle reali possibilità di contagio all’interno dei treni e poi ha richiamato l’attenzione sulla diffusione del virus oggi rispetto all’inizio della pandemia. “Sono per il rigoroso rispetto delle norme – ha cinguettato Vespa – ma deve essermi sfuggita qualcosa. Su un treno come fanno a contagiarsi due passeggeri vicini protetti da una mascherina che non si toccano?“. Bruno Vespa non le manda a dire e taggando il ministro Speranza ha proseguito: “Per evitare equivoci, mi riferisco ovviamente all’attuale livello di diffusione del virus e al calcolo costi-benefici di una misura molto restrittiva in vigore da mesi quando i contagi erano dieci volte maggiori“.



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