Virus, quando arriverà il picco? Garattini: “Pensiamo a 30-40mila casi”

Foto Claudio Furlan – LaPresse
29 Febbraio 2020 Lodi, Italia
Cronaca
L’Ospedale Maggiore di Lodi al centro dell’emergenza coronavirus che ha colpito la LombardiaPhoto Claudio Furlan – LaPresseFebruary 29, 2020 Lodi, ItalyNewsThe Maggiore Hospital of Lodi at the center of the coronavirus emergency that hit Lombardy region

Il presidente dell’istituto Mario Negri avverte: “Tutto dipenderà da noi, ora dobbiamo ripensare il mondo della salute”.

Silvio Garattini: “Per la settimana prossima ci aspettiamo il picco”. Ma avverte: “Tutto dipenderà da noi”

Credo che nessuno possa fare l’indovino in questa situazione ma, secondo alcune statistiche, per la settimana prossima ci aspettiamo il picco.

A sostenerlo è Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che ritiene “realistico pensare a 30-40mila casi“, anche se si tratta solamente di stime.

Ma, aggiunge, parlando a Radio Capital, in merito all’emergenza coronavirus: “Tutto dipenderà da noi, dalla nostra capacità di evitare il contagio“. Niente di certo, quindi, perché prevedere il picco e il conseguente calo dei casi positivi è molto difficile: “Il problema, secondo alcune statistiche, arriverà verso la fine della settimana, da cui dovrebbe cominciare la diminuzione“. Il solo modo che abbiamo per cercare di fermare la diffusione del Covid-19, che in Italia ha già fatto 1.809 morti, è attenerci “alle disposizioni“, dettate dal governo: “Se tutti avessero stili di vita adeguati e ci fosse un’adeguata prevenzione – continua Garattini – forse saremmo più resistenti. La diffusione di virus e batteri continuerà a esserci, dobbiamo ripensare il mondo della salute“.

Proprio per prevenire la diffusione il virus, sarebbe anche utile, secondo l’esperto, “fare tamponi più mirati, in particolare agli operatori sanitari“, ch sono le persone che rischiano maggiormente il contagio, perché potenzialmente a contatto con i malati di Sars-CoV-2 o sospetti tali. Per quanto riguarda i passi nella ricerca di una cura, che possa aiutare i medici a combattere il coronavirus, Garattini ha spiegato che “si sta studiando anche un farmaco che fu usato per ebola“. In Cina, lo studio è in “fase avanzata” e questo non è l’unica arma che i ricercatori hanno contro il virus. C’è, infatti, “l’anticorpo che stanno studiando in Olanda“. Per tutto, però, “c’è bisogno di tempo, anche per la sperimentazione“.

Poi c’è anche il farmaco che stanno studiando a Napoli. Sarebbe bene che, siccome ci sono già un po’ di pazienti, i risultati vengano resi noti. Siamo un Paese poco preparato a questo tipo di attività, abbiamo reso la ricerca quasi inesistente, la finanziamo molto meno di qualsiasi altro paese europeo. Dobbiamo pensare anche a questo“. Si tratta di medicinali promettenti, che fanno sperare, ma la loro efficacia è ancora da verificare. Secondo Garattini, infatti, bisogna “ripensare al servizio sanitario nazionale“, che guardi anche alla parte anziana della popolazione: “Abbiamo bisogno di ripensare il mondo della salute“.

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