Zedda, la Sardegna tra tradizione e futuro

(ANSA) – ROMA, 8 MAG – ILENIA ZEDDA, ”NACCHERAS” (DEA PLANETA, pp. 240 – 16,00 euro)Un romanzo di formazione legato a una Sardegna in cui riaffiorano sempre le sue antiche radici, quasi mitica per ritmi di vita e natura, e due ragazzi che in un anno si troveranno costretti a crescere nello scontro con qualcosa di drammaticamente reale. E al centro il mistero, la tradizione della filatura del bisso, preziosa fibra tessile, una sorta di seta naturale sottomarina ottenuta dai filamenti secreti da molluschi bivalvi noti come nacchera o penna, e due ragazzi tredicenni praticamente complementari, che sono le due anime di quell’isola, lei, Caterina, orfana di madre ha il destino legato al mare, all’acqua, lui, Francesco, orfano di padre ha un amore per la terra, che percorre a piedi nudi, per il carbone e la miniera in cui è morto suo padre.

Sono compagni di scuola, ma praticamente non si parlano e lui, affascinato da questa fanciulla diversa dalle altre, la segue e osserva di nascosto quando lei va, spesso con la nonna, a fare lunghi bagni in mare al tramonto nell’isolata Cala dei Mori. La nonna è su Maistu, il Maestro, per molti detta la strega per i suoi saperi e l’amore per la tradizione col bisso al centro, come destino di salvezza e identità. E alla nipote, timorosa, vuole passare il testimone, insegnandole a lavorare con impegno fisico e spirituale, a nuotare in apnea per andare a raccogliere il dono lucente delle Naccheras. ”Quando nasci e vivi dentro l’arte quello che diventi è arte, arte intesa come maestria, tu non sei artigiano, non sei artista, sei un maestro e ciò vuol dire che conservi per chi verrà quello che già è”.

Caterina è irrequieta perché non si crede adatta, non si sente pronta, anche se avverte che non ha scelta, e in più ha in testa Francesco senza che lui lo sappia. Lui ha in testa lei, senza che lo sappia, ed è irrequieto e scapestrato perché soffre per la mancanza del padre e perché crede di stare perdendo sua madre Remedia. Per fortuna c’è il vecchio tzio Antiogu che lo capisce meglio di quanto riesca per ora a fare lui stesso e lo aiuta a non perdere la strada giusta, anche quando i correlanos, ragazzi della sua strada lo perseguitano per quella sua aria diversa e spersa, per quel suo sentimento segreto.

Un giorno a cala dei Mori i due si incontreranno, si scopriranno senza bisogno di parole, che arriveranno poi, e si troveranno naturalmente solidali e consonanti, specie quando un pesante drammatico segreto li unisce e li spaventa, tanto che non sanno più cosa fare. Una storia semplice e lineare, quasi senza tempo e poeticamente un po’ stereotipata, ma scritta in maniera trasparente e delicata, utilizzando ogni tanto alcune parole sarde, per riverberarne sulla narrazione il loro fascino arcaico. 
   


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